Chiesa di San Nicolò - Verona

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Chiesa di San Nicolò

Verona / Italia
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La storia della chiesa di San Nicolò, situata nell’omonima piazza, alle spalle dell’Arena, inizia con l'arrivo a Verona, nel 1591, dei padri Teatini, il cui ordine era stato fondato da San Gaetano da Thiene. Quest’arrivo va visto alla luce del profondo rinnovamento spirituale e religioso succeduto al Concilio di Trento e di cui fu portavoce e rappresentante di spicco il vescovo di Verona cardinale Agostino Valier.

Stabilitisi in un primo tempo nel convento e nella chiesa di Santa Maria della Ghiara, i Teatini ottennero il permesso di trasferirsi a San Nicolò; un saggio dell'arch. Sandrini illustra le vicende degli inizi dei lavori di costruzione del monastero e della nuova chiesa. Si ricordi, ma purtroppo sono troppo scarse le notizie al riguardo, che esisteva già la chiesa di San Nicolò, le cui origini risalgono al XII secolo o forse prima.

Il 21 marzo 1627 fu posta la prima pietra della chiesa; i lavori proseguirono lentamente fino a cessare del tutto nel 1630, l'anno della peste. Il periodo di stasi durò relativamente poco e, mentre si assistette ad un rallentamento dell'attività edilizia a livello urbano, per quanto concerne la fabbrica di San Nicolò i lavori proseguirono più velocemente di prima: oltre che della somma di 6000 ducati versati per la realizzazione di una cappella votiva dedicata al Redentore, i Teatini beneficiarono di sostanziosi lasciti testamentari a titolo di ricompensa per il servizio di soccorso prestato durante il dilagare dell'epidemia.

Furono così edificate due cappelle laterali ed ultimate le due della crociera; fu costruita la sacrestia ed iniziata la volta della navata, conclusa sembra nel 1683. Con la sistemazione del piazzale antistante alla chiesa si fermò l'attività dei Teatini: l’esaurirsi dei fondi, il venir meno di nuove offerte e lasciti, nonché lo spegnersi a poco a poco del fervore controriformistico, impedirono loro di realizzare la cupola e di decorare, come previsto dal progetto del Pellesina, la facciata.

Conclusa era invece la decorazione interna, anche grazie all’intervento di alcune delle famiglie aristocratiche veronesi, quando il 27 maggio 1697 il vescovo Pietro Leoni consacrò ufficialmente la chiesa: "il maestoso impianto spaziale, scandito dalla travata ritmica d'ordine corinzio (...) offre con l'ampia e luminosa volta enfatizzata dell'attico, ancorché mancante della cupola, un vivo senso monumentale nell'effetto d'insieme". E prosegue il Sandrini: "l'immagine complessiva che ne deriva sembra scaturire (...) da un programma unitario, formulato con lucida chiarezza".

All’unitarietà architettonica dell'edificio sacro, la cui progettazione il Sandrini attribuisce, seppur con qualche riserva, al Pellesina, corrisponde quella iconologico-figurativa: "la pregnanza di significato e lo stretto legame che assume il connubio tra struttura architettonica, pittura e scultura, fa pensare, al di là dello scarto di tempo delle diverse esecuzioni, ad un programma figurativo unitario, probabilmente formulato già in fase progettuale e del resto non nuovo ai modelli chiesastici teatini. Ciò risulta evidente osservando il complesso scultoreo che orna la navata; realizzato nel decennio 1680-90 dai veneziani Pietro Testa e Domenico Negri e dal vicentino Orazio Marinali, e quello pittorico, nell'ambito del quale è notevole l'apporto dei "novatori", giovani artisti ancora poco conosciuti". Prosegue il Sandrini "i diciotto quadri disposti negli intercolumni sopra i nicchioni delle statue costituiscono, insieme con altri collocati nel presbiterio o nelle cappelle, uno dei documenti più importanti e significativi delle tendenze della pittura veronese nel periodo di transizione tra '600 e '700". Bastino, a titolo esemplificativo, i nomi di A. Turchi detto l'Orbetto, di A. Balestra, di F. Barbieri detto lo Sfrisato, di A. Giarola e di S. Brentana.

Un altro nome di spicco è quello del famoso architetto teatino Guarino Guarini, il quale fu l'autore del progetto per il tabernacolo barocco dell'altar maggiore. Di struttura piramidale, costituito da tre ordini compositi sovrapposti, il tabernacolo è arricchito da marmi preziosi e da sculture di santi, putti ed angeli attribuite ad Orazio Marinali: "all'andamento concavo dei tre ordini, di notevole effetto e mirante a condurre l'occhio all'apice del tabernacolo coronato da un orifiamma (...) fa da contrasto in basso la convessità dell'edicola che si incastra spregiudicatamente nel primo ordine composito".

Costretti nel 1806 ad abbandonare Verona, in seguito alle note soppressioni delle comunità religiose volute da Napoleone, i Teatini lasciarono incompiute la decorazione della facciata, la costruzione della cupola e della torre campanaria. Tuttavia con il ritorno della chiesa alle antiche funzioni parrocchiali, riemerse il problema di portare a termine tali lavori.

Numerosi furono i progetti, tutti rimasti sulla carta, da quello di B. Giuliari del 1835 a quelli di M.A. Pagan del 1836, dell'Aleardi del 1870 e di E. Fagiuoli del 1939. Fu soltanto nel secondo dopoguerra che si risolse il problema della facciata, trasponendo i resti di quella di San Sebastiano a San Nicolò. "L'ardita scelta - rileva il Sandrini - non mancò di suscitare già allora aspre polemiche ... ". Ciò nonostante la chiesa di San Nicolò resta un insigne monumento dell'architettura sacra veronese e costituisce una galleria dell'arte barocca, oltre che un'importante testimonianza del clima spirituale della Verona seicentesca nella quale confluirono tendenze controriformistiche e manifestazioni della "pietas popolare".
Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1986

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