Chiesa di Santa Caterina alla Ruota - Verona

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Chiesa di Santa Caterina alla Ruota

Verona / Italia
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Cenni storici
Il monastero di Santa Caterina era stato rifondato già dai primi decenni del secolo XVI, in alcune casette che le monache ebbero modo di acquistare sull'attuale Via Marconi. Le monache che qui si trasferirono, provenivano dal monastero di Santa Caterina alla Ruota, in località San Martino del Corneto, non lontano dalla città, abbattuto nel 1517. La consacrazione della chiesa avvenne nel 1564; gli altari erano tre, di cui il maggiore dedicato a santa Caterina e gli altri due rispettivamente a san Martino e a sant'Orsola. Nel 1563-64, previo acquisto d’altre abitazioni private attorno al primitivo nucleo, furono eseguiti importanti lavori per la costruzione - con dormitori, parlatori ed altri ambienti ad uso delle monache - della chiesa, che fu poi ristrutturata con il monastero nel secolo XVIII, ma dalla quale provengono in buona parte le suppellettili e le opere d'arte che tuttora l'arricchiscono. Il monastero fu chiuso nel 1810, quando fu, assieme a tanti altri, demaniato. Nelle sue strutture si vennero poi collocando le Case di Ricovero e dell'Industria e, in seguito, il primo nucleo di quelli che sarebbero poi diventati gli Ospedali Civici Riuniti. La chiesa invece esiste ancora, essendo sempre rimasta al servizio dei vari istituti d’assistenza e beneficenza che qui, nel tempo, si sono succeduti.

Architettura ed arte
Esterno. E’ probabile che nel settecento, la chiesa non sia stata completamente rifatta: il perimetro suo dovrebbe essere ancora quello della chiesa precedente, della quale è sopravvissuto, almeno fino ad una certa altezza, anche il campanile. Certamente rifatto fu il monumentale prospetto interno dell'altar maggiore, opera egregia del Rangheri con statua del Peracca. Nuova è anche la facciata della chiesa, tutta in pietra, quadripartita, coronata da frontone spezzato, arricchita di statue. Sopra la porta sta l'effigie della santa con la palma e la ruota del martirio; ai fianchi, entro nicchie, due santi pontefici; sui cornicioni del timpano due figure allegoriche; sul fastigio due figure di santi, opere pregevoli di Francesco Zoppi.
Interno. L'interno, a unica navata fu - probabilmente in occasione dei lavori settecenteschi - coperto con volta a botte ad arco ribassato, con lunette entro le quali si aprono le finestre semicircolari del fianco sinistro, che ne scandiscono l'intera lunghezza in quattro campi, più un campo centrale più ristretto. I due altari laterali, tra loro identici, e l'altare maggiore, con il completo rivestimento marmoreo della parete frontale, conferiscono unità stilistica all'insieme. Ai fianchi dell'altare maggiore e lungo il fianco destri (su due ordini) sono ancora le finestre che munite di grata, consentivano alle suore di assistere alle funzioni religiose; anche la cantoria sovrastante la porta d'ingresso è muniti di grate.
Fra le opere d’arte che ornano la chiesa, ricordiamo una serie di undici pannelli ad olio su tela applicati al parapetto della cantoria con Storie di santa Caterina di B. Falcieri; un quadro d’autore ignoto con L'angelo che appare a san Pietro e ad altri tre santi incatenati; un altro dipinto di autore ignoto (seconda metà del XVII secolo) col Ritrovamento di Mosè che secondo alcuni dovrebbe essere opera di G. Murari; Cristo e l'adultera, una presunta opera di F. Cappelletti, discepolo del Prunati, vivente nella prima metà del settecento; una Adorazione di autore ignoto; la Santa Caterina di Sante Creara; Il Salvatore con San Mauro e San Benedetto di D. Brusasorzi; e un Sant'Antonio da Padova di autore ignoto del XVII secolo. A queste opere altre se n’erano venute aggregando, ricordate da Saverio dalla Rosa nel suo Catastico: Sant'Orsola con santa Scolastica di Domenico Brusasorzi; quattro quadri con Quattro visioni dell'Apocalisse di Francesco Lorenzi, altri Fatti dell'Apocalisse di Giambattista Lanceni.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1998

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