Chiesa di Santa Maria della Scala - Verona

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Chiesa di Santa Maria della Scala

Verona / Italia
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Cenni storici
Nel 1324 Cangrande della Scala donava ai Servi di Maria una casa nel centro storico di Verona: fu la prima di una serie di donazioni e d’acquisti che avrebbe di lì a poco concretizzato la volontà dei Servi di stabilirsi nel centro della città, mediante la costruzione di una chiesa con annesso convento, ancora adesso designata col titolo di Santa Maria della Scala. La volontà dei Servi incontrò non poche difficoltà: il loro progetto fu subito contrastato dai Francescani del vicino convento di San Fermo Maggiore.
La chiesa fu consacrata nel 1329; nel 1353 erano già stati costruiti il coro e la nuova porta; e nel 1362 fu ultimata la cappella di destra, si terminò il campanile e si rinnovò l'altare della Vergine. Nel 1341 furono fabbricati il chiostro e la sagrestia, e ciò va messo evidentemente in relazione alle distruzioni provocate dall'incendio di tre anni prima. Nel 1423 fu costruito un secondo chiostro.
Dal quattrocento in poi, dopo la costruzione della chiesa e dell'annesso convento, i lavori di abbellimento non ebbero mai sosta. Nel XV secolo nasce e viene arricchita di sculture e di affreschi la splendida cappella Guantieri. In epoca napoleonica, la chiesa fu demaniata e rischiò di essere trasformata in teatro. Infine, nel corso della seconda guerra mondiale, la chiesa fu colpita in pieno da un grappolo di bombe. Di qui la ricostruzione che, pur recuperando quanto non era stato distrutto e amorosamente provvedendolo di opportuni restauri, alterò ulteriormente l'interno della chiesa.

Architettura ed arte
Esterno. La facciata è nuda, in cotto. Sopra l'ingresso c' è un rosone con ai lati due strette finestre. Il classico portale, composto in stile Rinascenza, è opera attribuita da alcuni a Fra’ Giocondo, da altri al Falconetto. Un affresco della scuola dell'Altichiero con l'Incoronazione della Vergine; che si trovava, ormai sbiadito, sulla parte sinistra della facciata, non lascia più traccia di sé.
La ricostruzione operata nel dopoguerra ha logicamente apportato mutamenti anche all'esterno. I fianchi, che erano in cotto con cornice di mensoline a T, sono stati in gran parte rifatti. Le tre absidi hanno però conservato l'antica forma. Il Campanile è in cotto, decorato da archetti e mensoline sotto la gronda. La cella campanaria ha delle trifore sostenute da colonnine di marmo rosso.
Interno La struttura interna è del tutto diversa dall'antica e consta di quattro grandi arcate sostenute da pilastri, rivestiti di marmo. Nonostante le molte distruzioni, alcuni arredi sono sopravvissuti agli eventi bellici. Fra questi l'altare della Madonna delle Grazie, eretto nel 1773 su disegno di Alessandro Cristofali (1717-1780) con due gruppi (Fede e Carità) di Gaetano Cignaroli (1743-1826) e con al centro l'affresco, su altro preesistente di cui si vedono tracce, raffigurante la Madonna con i Santi Giovanni Battista e Zeno e due offerenti, forse Mastino Il e Taddea da Carrara, attribuito al Turone (c. 1362). E ancora una tela con l'Assunta di Felice Brusasorzi; una lunetta con la Madonna delle Grazie e tondi con figure dei santi di Nicola Giolfino; una tela con la Madonna e i sette santi fondatori dell'Ordine di Pietro Rotari; una Pentecoste di Nicola Giolfino; nonché alcune importanti lapidi, come quelle, ad esempio, del letterato Giambattista Pona, del pittore Andrea Voltolini, dello storico Scipione Maffei e del pittore Giovanni Caliari.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1999

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