Chiesa di SS. Trinità - Verona

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Chiesa di SS. Trinità

Verona / Italia
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La chiesa della SS. Trinità o semplicemente della Trinità sorge su una collinetta di modeste dimensioni, ormai quasi nemmeno rilevabili, che si levava fuori dalle mura romane e comunali. Un tempo quel colle era detto Monte Oliveto e, fino alla urbanizzazione del luogo avvenuta in questo dopoguerra, manteneva pressoché intatti i caratteri di solitudine agreste tra viti e ulivi. Il nome di Monte Oliveto sembra si debba all'Ordine degli Olivetani di Vallombrosa, uno dei filoni usciti dai monaci San Benedetto.

C'è chi fa ricorso a un'immagine più suggestiva per giustificare il pio toponimo. Si dice che al loro ritorno dalla Terra Santa i crociati fossero portati a riconoscere e identificare luoghi della propria patria con quelli resi celebri dalla vita di Cristo e gli avvenimenti narrati dal Vangelo. Una collina argentea di ulivi riaccendeva commozioni provate a Gerusalemme liberata visitando l'Orto degli Olivi, il Getsemani dove Gesù aveva trascorso l'ultima notte in preghiera e sudando sangue.

La chiesa della Trinità fu edificata tra il 1073 e 1077, i monaci vallombrosani ne presero possesso nel 1114 e il marchese Folco d'Este donò loro, nel 1115, molti campi nel Padovano per l'anima sua e di sua moglie. Altri particolari sulle origini della Trinità si leggono in un codice vaticano del 1181 che comunica come nel 1117 questo tempio fu consacrato in onore della Santissima Trinità, della beata Maria e di tutti i santi. Altre notizie poco più tarde attestano ampliamenti e rinnovamenti avvenuti verso 1130-40.

Oggi il complesso abbaziale si presenta assai rimaneggiato rispetto alle origini per cui si possono individuare come facenti parte del nucleo primitivo l'absidiola settentrionale, l'abside maggiore, l'atrio e il campanile, databile questo intorno al 1130. Era in puro stIle romanico veronese anche l'annesso chiostro che fu distrutto nello scorso secolo.

La pianta della chiesa, pur manomessa in vari periodi, si rivela simile a quella di San Fermo: di struttura longitudinale, è chiusa da un'abside che comprende tutta la larghezza della navata o, come sembra, delle tre navate originarie. Due cappelle sono affiancate alla maggiore absidale formando un transetto e sporgendo sulla linea del piedicroce.

Una pianta di gusto romanico francese che si ritrova però anche in Italia. Che si rilevino affinità stilistiche e di tecnica muraria con quelle di San Fermo inferiore non deve quindi sorprendere considerato, lo stesso tempo di costruzione.

La già accennata absidiola settentrionale, coeva o appena posteriore al 1117, è anch'essa costruita in mattoni "romani" rossi e grossi, a filari triplici, alternati regolarmente a un corso di tufo, presentando quindi uno dei primi esempi di tale tecnica muraria. In alto, tre archetti di cotto si alternano a una lesena sormontata da un fregio a denti di sega e da una cornice superiore formata da due corsi di mattoni sporgenti uno sull'altro. Affinità con quanto si riscontra nell'absidiola meridionale di San Zeno e in altri monumenti veronesi databili dal 1120 al 1150 e oltre.

Le altre parti della Trinità superstiti della costruzione romanica sono databili negli anni intorno al 1130 e riconoscibili nell'abside maggiore, nell'atrio , e nel campanile.

L'atrio, prolungamento della chiesa primitiva, si presenta con la tipica facciata a "capanna" a due spioventi di tipo romanico-lombardo. La muratura è in tufo e mattoni conclusa dai tipici archetti rampanti sotto gli spioventi.

Questi archetti o altri similari che ritroviamo nel vicino campanile, in quello di San Zeno e in altre absidi e facciate romaniche veronesi, sono ricavati da un solo blocco di tufo di forma cubica in cui si intaglia nettamente l'arco centinato il cui pieno è dato dallo stesso tufo. Una ghiera incisa gli gira intorno e due mensolette scendono a terminare in un peduncolo.

La porta di ingresso ad arco ribassato è sormontata da un pròtiro pensile e affiancata da due trifore per parte sostenute da coppie di colonnine marmoree. Le finestre ad arco continuano anche su un fianco dell'atrio.

Il campanile di solido impianto quadrato è forse il prototipo romanico di tali manufatti, come il notissimo di San Zeno, considerato il capolavoro del romanico veronese, dei Santi Apostoli e di San Fermo. Massiccio, rosso di mattoni e reso leggero, elegante dai corsi chiari di tufo, dalle lesene e dagli spigoli che lo risalgono al centro e agli angoli, è ornato da tre linee orizzontali di archetti a varie altezze e alleggerito dalle finestre a trifora della cella campa- naria. Anche queste ad archi a doppia ghiera e a coppie di colonne sormontate da un capitello a gruccia. La sommità è conclusa dalla pina a cono piuttosto basso, fiancheggiata da quattro pinnacoli agli angoli.

Come a San Zeno, nella muratura di base del campanile troviamo frammenti di lapidi e di sculture romane. Notevole una delle grandi mensole funebri per sepoltura a tavolo, con la testa di Medusa affiorante dal muro del campanile, come quella di corso Porta Borsari. Proviene dalla necropoli romana che fiancheggiava la via Claudia Augusta Padana avviata a Ostiglia attraverso questi luoghi.
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