Cimitero Monumentale - Verona

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Cimitero Monumentale

Verona / Italia
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Dall'umorismo caustico dei veronesi neanche la maestà della morte si salva: "l'albergo ai du leoni"; così infatti battezzarono subito il cimitero monumentale a causa dei due sonnacchiosi leoni accovacciati ai due Iati della scalinata. Detti leoni sono opera di Francesco Pegrassi che li scolpì nel 1882, sul modello di quelli ideati dal Canova per il sepolcro di Clemente XIII nella basilica di San Pietro a Roma.

La costruzione del cimitero monumentale, nei cui giardini si possono ammirare i resti del tempio di Giove che originariamente si trovava nell'area dell' attuale via Diaz, fu iniziata dal Barbieri nel 1829.

Precedentemente, prima delle leggi napoleoniche, le tumulazioni avvenivano nelle aree cimiteriali delle varie chiese (durante la peste manzoniana, se ne effettuarono 50.000 solo in San Bernardino).

Il primo ospite dell'albergo "ai du leoni" fu Gaetano Cavattoni, sagrestano di Santa Maria in Organo, trapassato all'età di 24 anni.

Tra i magnifici monumenti funebri, molti dei quali in pessimo stato, ve n'è uno particolarissimo nel semicerchio di sinistra, subito dopo l'Ingenio Claris. "L'ospite" è un certo Calisto Zorzi e lo scultore, Ugo Zannoni. Data d'esecuzione del monumento, 1886.

Calisto fu un muratore che ai suoi tempi, evidentemente, fece fortu- na. Sullo sfondo, gli arnesi di lavoro. In primo piano il defunto effigiato nell'atto di fare l'elemosina ad una donna attorniata da bimbi affamati. Calisto tende la monetina sopra la povera mano aperta ma..ovviamente "no'l la mola mai" (non la lascia mai cadere). Ecco perché, fino a pochi anni fa, si usava dire di un avvenimento di-Ià-da-venire.. con scadenza sine die, "el sucedarà quando e la mòla Calisto" (la moneta).

Ma fra i sepolti, in attesa che l'angelo dalla tromba, dal frontone dell'ingresso dia l'avvio, con un allegro squillo di tromba, a quel "Resurrecturis" che porta scolpito ai piedi, vi sono molti personaggi ben più illustri e glorie mondiali come: lo scrittore Emilio Salgari (Ingenio Claris), Umberto Boccioni, padre del futurismo italiano, morto a Sorte di Chievo nel 1916, per una caduta da cavallo (curva del semicerchio di sinistra del 2° ingresso) e sulla cui tomba si possono leggere gli autografi di Severini, Balla, Veronesi, Centorbi, Ferrante ecc. Poco più in là dorme l'eterno sonno il poeta scrittore Lionello Fiumi e, sempre nell'Ingenio Claris, il nostro Berto Barbarani, l'architetto Michele Sammicheli, il martire di Belfiore, Carlo Montanari ecc.

Molte e bellissime le epigrafi degne di nota. Lo storico Romeo Regazzini ne cita una in particolare: "terra, pia madre, su di te poco peso ebbe il mio bambino da vivo e tu sii senza peso su di lui, oggi ch'è morto".
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