Corso Santa Anastasia - Verona

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Corso Santa Anastasia

Verona / Italia
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Attualmente con questo nome s'indica la via che dalla Piazza Sant'Anastasia fronteggiante la famosa chiesa omonima conduce in piazza delle Erbe.

Essa è la continuazione del Corso P. Borsari del quale conserva la modesta larghezza, e per la sua immediata prossimità alla piazza del mercato è assai movimentata. Ma, a differenza d'altre vie centrali già visitate, non si può dire che brilli per splendore e modernità di negozi. Specialmente nel tratto verso la chiesa conserva ancora in buona parte il suo vecchio carattere ottocentesco.

Percorriamola, partendo da Piazza Erbe. Subito a destra ci troviamo sul fianco di un'antica casa Mazzanti, dal quale è sparito da un pezzo un grande fresco raffigurante San Cristoforo. Una lapide ci avverte che la storica casa, prima di appartenere ai Mazzanti fu degli Scaligeri, giacché vi abitò Alberto I della Scala, Signore di Verona dal 1277 al 1301, anno in cui morì.

Raggiunto in brevi passi l'angolo successivo della casa, ecco a destra la visione assai interessante della storica Via Mazzanti, un po' scaduta per effetto di moderni restauri, effettuati negli anni '50, agli edifici del suo lato sinistro (già colpiti da bombe), che le hanno tolto parte del fascino quasi intatto di un angolo della Verona trecentesca che essa presentava fino a non molti decenni fa. Resta ancora a darcene un'idea la lunga scala esterna di pietra con ringhiera rozza di legno e nel fondo della via il bellissimo pozzo dei Mazzanti, l'unico dei pozzi pubblici con caratteri artistici, rimasto nel centro della città a ricordare una nota pittoresca della vita veronese d'altri tempi.

Sorpassata la successiva Via delle Fogge, dopo aver osservato sull'angolo della stessa un'immagine scolpita della Madonna col Figlio, di stile donatellesco, ecco al n. 12 la facciata laterale del palazzo prefettizio (già del Governo durante il periodo fascista) che prima del 1922 fu l'albergo famoso della Torre di Londra, allora il più lussuoso della città.

Subito dopo si fiancheggia la bella cancellata di tipo scaligero che chiude l'interno cortile della Prefettura, dove prospetta la facciata gotica della cosiddetta Loggia Barbaro, trionfo dell'arco acuto, stupenda a vedersi, in angolo alla quale fa mostra di sé un bellissimo puteale del Rinascimento, ivi trasportato dal Palazzo Paletta sullo Stradone Arcidiacono Pacifico (già stradone Duomo).

Nello stesso cortile prefettizio, di fronte alla Loggia Barbaro, vedesi un edificio nel quale fino all'inizio dell'ultima guerra ebbe sede l'Accademia d'Agricoltura, Scienze e Lettere, istituto benemerito della cultura veronese in tutti i campi del sapere, che attualmente ha degna sede nel Palazzo Erbisti in Via Leoncino.

Viene poi, sempre a destra, il Vicolo Cavalletto (che sull'angolo destro presenta un bell'altare gotico in legno, dedicato alla Madonna) il cui toponimo ricorda l'insegna di una vecchia osteria fra le più rinomate del Settecento, che sorgeva nell'angolo opposto del vicolo, a sinistra, presso le Arche Scaligere.

All'angolo sinistro dello stesso vicolo Cavalletto, prospetta sul Corso (col n. 18), il fianco di un grande alto edificio di stile rinascimento che con la facciata si estende su buon tratto del vicolo e mostra in più punti tracce notevoli della sua primitiva struttura romanica, per cui merita di essere osservato.

Chiude da questa parte il corso, al n. 38, una casa Bevilacqua, nota per un bel puteale della Rinascenza, fiancheggiato da due colonne con superiore architrave in legno, che abbellisce il cortile interno.

Prima di ritornare sui nostri passi, non mancheremo di osservare la Piazza Sant'Anastasia dall'angolo sul quale ci troviamo. Il prospetto incompiuto del gotico tempio domenicano, l'aereo monumento al Castelbarco, il fianco di San Pietro Martire e l'ampio sagrato che ci sta dinnanzi, formano un insieme assai suggestivo.

Ora prendiamo l'altro Iato del Corso per raggiungere nuovamente Piazza Erbe.

Incontreremo prima un Volto Due Mori e più avanti un Vicolo Due Mori (di fronte al Vicolo Cavalletto), toponimo tradizionale preso dall'insegna di vecchia osteria. Quest'ultimo, stretto e pavimentato con ciottoli, può offrire ancora agli amanti della vecchia Verona l'illusione di trovarsi in una strada centrale veronese dell'Ottocento.

Poi, di fronte alla cancellata scaligera del cortile della Prefettura, n. 29, un notevole palazzo di recente restaurato, con facciata in cotto nelle linee eleganti del primo rinascimento, al quale segue un Vicolo Santa Cecilia. Percorrendo questo vicolo e voltando a destra si esce in una piazzetta, oggi anonima, nella quale esisteva in passato la chiesetta di Santa Cecilia, che fu parrocchia fino al 1805, e va ricordata perché in essa Paolo Veronese sposò Elena Badile, figlia del suo maestro Antonio Badile.

Della vecchia chiesa oggi resta il campanile, visibile da un piccolo cortile al quale si accede per alcuni gradini interni da una porta presso l'angolo destro della piazzetta.

Dopo il vicolo Santa Cecilia, proseguendo, si sorpassa l'imbocco di Via Rosa, già veduta, e senz'altro da segnalare si raggiunge l'angolo sinistro di Palazzo Maffei, sul quale nel 1949 è ricomparsa l'immagine di una Madonna col Figlio che da allora è oggetto di particolare devozione degli abitanti della piazza e di passanti.

NOTA TOPONOMASTICA

L'attuale Corso Sant'Anastasia corrisponde all'ultimo tratto verso nord del Decumanus Maximus che, partendo dalla porta, poi detta dei Borsari, era la principale via di Verona romana. Allora non esisteva la chiesa di Sant'Anastasia, eretta sulla fine del IX secolo, e quindi il decumano si prolungava fino a raggiungere il fiume presso il ponte Postumio (o Emilio), crollato interamente intorno alla fine dell'XI secolo.

Durante il medioevo fece parte, insieme con il Corso Porta Borsari e il Corso Cavour, del vecchio unico Corso, che continuò ad essere la via principale di Verona fino a tutto il Settecento e ai primi dell'Ottocento, cioè fino a quando lo scettro di "regina viarum" passò alla Via Nuova (ora Mazzini), in conseguenza dell'importanza assunta dalla Bra' divenuta nuovo centro della vita cittadina.

Superfluo è forse ricordare che l'appellativo di "Corso" gli derivò da quando, a partire dal Trecento, segnò il percorso, nell'interno della città, della famosa corsa del pallio.

Il nostro Corso Sant'Anastasia nacque con questo nome ufficialmente a seguito della nuova toponomastica adottata man mano dal Comune dopo la sua liberazione dal giogo austriaco. In seguito, per decisione della nuova amministrazione democratica insediatasi a Palazzo Barbieri nel 1907, ebbe il toponimo di Corso Cavallotti; ma con I'avvento del fascismo fu mutato in Corso Francesco Crispi che durò fino alla fine dell'ultima guerra, dopo la quale si ritornò al primitivo di Sant'Anastasia.

Come si vede, anche la toponomastica serve in funzione di credo politico e quindi può variare ad ogni mutar di vento.
Fonte: Vita Veronese - 9/1953

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