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Accanto alla piazza delle Erbe è tuttora una corte con la loggia scaligera delle Sgarzarìe. Si tratta di una struttura voluta dagli Scaligeri per far luogo ai lavoranti della lana, che operavano nei pressi della piazzetta e che nella loggia avevano la possibilità di misurare, pesare e timbrare le pezze al momento di mercanteggiarle.

E' probabile che la prima costruzione di questa loggia, più volte in seguito rimaneggiata e recentemente sottoposta ad accurato restauro, risalga al periodo di Mastino II, periodo nel quale l’industria laniera raggiunse a Verona un eccezionale livello di produzione come attestano le varie misure prese per organizzare meglio l'intera manifattura.

Ricorda Gian Maria Varanini come di un «fontego del segnoro», al quale facevano capo attività di controllo della produzione laniera, si abbia notizia, comunque da un momento imprecisato, non antecedente però all’età di Mastino II e come con tutta verosimiglianza, ad esso vada ricollegato anche il «fonticum magnifici et potentis domini Cansignorii de la Scala» presso il quale nel febbraio 1370 un lavoratore del settore tessile, Francesco da Negrar «ligator ballarum», «mutuo a duobus denariis quolibet mense solvendis pro lucro sive usura cuiuslibet libre denariorum accepit triginta ducatos». L'interesse previsto è dunque del 10% annuo, pari - sembra - a quello richiesto presso il «fontego» di Vicenza.

Un «debitor ad fundacum pannorum» di Cansignorio è del resto ricordato in altro documento coevo del 1369: «Massarius dicti fontici», incaricato della regolare tenuta di libri contabili (il che conferma la stabilità dell'istituzione) è il notaio Daniele Figaxerbo, appartenente ad una famiglia assai nota del piccolo funzionariato scaligero.

All’esistenza di quest’istituzione - sempre secondo Varanini - si può forse ricollegare quell'accenno del cronista Marzagaia, laddove annota - di Cansignorio - che «diva eius clementia pecuniam artificibus mutuandam statuit». E’ certo dunque - anche se non tutto è chiaro nei meccanismi - che il governo signorile operò, a Verona, nel settore del piccolo credito, in connessione con l’attività manifatturiera tessile, oltre a controllare la produzione laniera.

L'attività dei lavoranti veronesi dell'epoca doveva aver superato i confini di casa nostra se nella prima metà del secolo XIll un gruppo di un centinaio di artigiani lanieri veronesi viene ingaggiato e finanziato dal Comune di Bologna per costituire nella stessa Bologna degli opifici atti a produrre panni veronesi. A tale scopo il Comune di Bologna compì uno sforzo finanziario di rilevante entità ed investì in una sola volta la cospicua somma di 9000 libbre di denari bolognesi.

Significativo è ancora il fatto che gli artigiani veronesi e di altre città dovevano produrre panni fini secondo la tecnica produttiva di Verona, tutti destinati all'esportazione. N’era esclusa solo una piccola parte per soddisfare i più esigenti bisogni del mercato locale. L'attività laniera di Verona aveva, sin dal XIII secolo, tecniche di produzione proprie ed i panni finiti erano tanto ricercati sui differenti mercati d'Italia settentrionale e centrale da consigliarne l'imitazione.
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