Giardino di Palazzo Giusti - Verona

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Giardino di Palazzo Giusti

Verona / Italia
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Indirizzo Orari Biglietti
Via Giardino Giusti, 2 - Verona Estate: 9,00 - 20,00 - Inverno: 9,00-17,00 Ingresso a pagamento.
In città, una nobile dimora collegata ad un ampio spazio verde è il palazzo cinquecentesco edificato in Verona dal conte Agostino Giusti e arricchito da suo figlio Giacomo. Il palazzo ha una facciata imponente, già completamente affrescata a finte colonne e figure simulanti delle statue. Di questa decorazione oggi rimane qualche traccia sbiadita mentre è perfettamente conservato il gran portale che si apre su un vasto porticato ad arcate sorrette da pilastri bugnati, affacciato sul giardino ricco di piante rare e secolari. Un giardino tanto celebre da diventare attributo di un ramo della famiglia Giusti, detta appunto del Giardino.

La collina di San Zeno in Monte confinante con San Giovanni in Valle era di proprietà dei Giusti fin dal XV secolo ed "era luogo per stendervi i pannilani" (Da Persico) prodotti da quella famiglia prima di assurgere al rango di nobiltà, Sulla breve pianura che giace ai piedi del colle fu disegnato e realizzato il giardino all'italiana, un parterre con aiuole, fontane e statue, percorso da un viale di cipressi, che conduce alla rupe boscosa, ricca a sua volta d’essenze e ricetto di grotte, d’anfratti e logge affacciate a belvedere sulla città.

Della meraviglia con cui era visto il giardino Giusti abbiamo testimonianze scritte di due contemporanei, un veronese e un inglese dei primi anni del Seicento.

Il medico Francesco Pona pubblicava in Verona, presso Angelo Tamo, nel 1620, in occasione delle nozze Giusti-Lazise, un libro dal titolo: Sileno, ovvero delle bellezze del luogo dell'illustrissimo Signor Conte Giovanni Giacomo Giusti. Il linguaggio è enfatico, barocco e parte da parole in lode di Verona "delle principali [città] non solo, com'ho detto, dell'Italia; ma dell'Europa, e del Mondo; e ch'ella sia; come suona il suo nome appunto; Veramente una..." Le lodi si sprecano anche per l'Accademia dei Filarmonici, ospitata in Palazzo Giusti e per il palazzo stesso, "uno dei più belli, e principali Palagi della Città... non in habitanza d'un Cavaliero, ma di formaI Prencipe... sentito più fiate raccordare in Roma, in Toscana, in Bologna, & altrove..."

Descritta con dovizia di particolari la collezione di dipinti, fra cui la serie dei Cesari e dei monarchi d’ogni tempo, l’autore conduce il lettore "verso il Giardino... poiché già stanno le porte aperte... Ma ecco, che belle statue ci si rappresentano a prima vista, su l'alte base riposte!... e il compartimento, e l’altezza di questi cipressi, che quasi ribellandosi dal suolo che gli produsse, sembrano cercar con le cime il Cielo... Ma che diremo del verde Prato, che soavemente verso il Colle inalzandosi, fa di sé gratioso e ricco spettacolo? ...Ma entriamo, e a parte la solinga Grotta vediamo, i cui dolci orrori sembrano chiamar l'anime a reverenza, & a romiti riposi invogliare i corpi: ecco con quanto artificio è disposta l'immensità de gli alpini fluori, e delle marine conchiglie, come ben compartiti i Coralli... situate le Madriperle, collocati i Musaici... Eccoci alla Reggia de' Fiori, di Melaranci, di Limoni, e di Cedri e di tanti Gelsomini... e questo bosco di Lauri. E questa Loggia dalla quale, come se in una tela dipinta fosse, potremo della città il prospetto signoreggiare. Oh, che vista mirabile! Colli, fiumi, campagne, Monti, Ville, Castella, e fino Mantoua scuopre... sagliamo alI'aprico dell'ampie Hortaglie... l'odorata Salvia, la casta Mentha, l'utile Ramerino, e la Cinara [carciofo] da gli antichi o non gustata o negletta, ed hora fatta delitia di tutte le mense".

Le attrazioni del giardino Giusti erano anche altre come la "grotta degli specchi": "Oh maraviglie, e che veggio? e pur oltre la bella grotta ampio Giardino si scuopre? ma chi sono quelli, che verso noi di là s'incamminano?" si chiede d 'un tratto il visitatore ammirato. E il cittadino che fa da guida gli svela l'arcano: "Dolce inganno, che si tende a gli occhi di chi qui perviene la prima volta". Sono grandi specchi disposti lungo le pareti della grotta che riflettono le immagini dei visitatori e il giardino alle loro spalle. Inoltre, come racconta il Pona, in questi luoghi consacrati alle Muse e a Febo i Filarmonici periodicamente allestivano spettacoli su testi di uno scrittore amico dei Giusti, aventi per argomento i mitici amori degli Dei, le furie di Alcide, le affettuose gioie di Aci e Galatea, gli sdegni di Polifemo, i desideri ardenti di Pan.

Più efficace forse il linguaggio, anche perché più sobrio ed esperto, del testimonio straniero, il viaggiatore inglese Thomas Coryat, membro dell'alta società elisabettiana, partecipe della cultura shakespeariana e autore del volume Crudezze - Viaggio in Francia e in Italia -1608.
Verona è per lui "Certamente una deliziosissima, grande e popolosa città, in una dolcissima posizione; poiché le scorre vicino il nobile fiume Adige... e ha le mura più belle che io abbia mai visto in vita mia".

Alla fine di mille meraviglie, sir Coryat racconta: "Fui ammesso nel palazzo del conte Agostino Giusti, non senza un particolare favore... Mi fu mostrata anche una sala al piano superiore del palazzo, un luogo di tale sfolgorante bellezza, che credo di non averne visto l'uguale in alcuna casa privata d'Italia principalmente pei centocinquantanove ritratti dei più degni e più eminenti personaggi di tutto il mondo... L'italiano mi mostrò anche il giardino che è un secondo paradiso terrestre, e un posto di ristoro molto delizioso, abbellito di molte vaghe aiole, frutti di diverse specie e due filari di alti cipressi, trentatre per fila. Per di più i suoi viali nella parte alta del giardino, un po' sotto il castello di San Pietro, sono quanto di più piacevole cuore d'uomo possa desiderare, abbelliti come sono da eccellenti alberi da frutto quali fichi, aranci, albicocchi, e da cipressi. In uno di questi viali c' è un piccolo e grazioso refettorio, alla sinistra del quale c' è una singolare rupe artificiale, finemente abbellita da molte conchiglie a pettine e di molte altre specie portate da Cipro, sulla quale il muschio cresce come su unii roccia naturale. Questo posto è stato certamente ideato con la più mirabile leggiadria che io abbia mai conosciuto, e rinfrescato dall'acqua di delicate sorgenti e fontane, portata lì per mezzo di tubi di piombo. In Inghilterra ho visto un solo posto che rassomiglia a questo, in un giardino di quel nobile cavaliere sir Francis Carew del Middlesex, il quale lì dentro ha un eccellente modello di rupe costruita tutta ad arte e abbellita da molte stupende invenzioni; tuttavia molto inferiore a questa. In un altro viale vidi la bella cappella nella quale il cappellano del conte dice spesso la messa".
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