Giovanni Maria Falconetto - Verona

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Giovanni Maria Falconetto

Figlio di Jacopo, pittore, ebbe da lui i primi insegnamenti dell'arte. Ma più che alla pittura si appassionò all'architettura che studiò sugli antichi monumenti cittadini. Si trasferì a Roma dove rimase dodici anni approfondendosi nell’arte prediletta, pur senza abbandonare la tavolozza.

Tornò quindi a Verona che era allora (1509) in subbuglio politico e parteggiò apertamente per Massimiliano d'Austria contro Venezia. Caratteristico tipo di tribuno esercitava - col soprannome di «Rosso da S. Zen» - un grande ascendente sul popolo del suo rione. Massimiliano lo ebbe caro e durante gli otto anni del suo dominio su Verona (1509-1517) lo colmò di privilegi.

A Verona Falconetto tornò alla pittura e dipinse tra l'altro le armi imperiali alla corte e sugli edifici pubblici, al posto degli stemmi veneti che l'imperatore - anticipando di tre secoli le gesta dei Francesi - aveva fatto distruggere. Tornata Verona sotto la Repubblica Veneta, Falconetto, proscritto come ribelle dovette esulare con tutti i suoi e trovò ospitalità nel Trentino dove è rimasta traccia dell'opera sua e di quella dei fratelli e figli. Più tardi, concesso il perdono, poté rimpatriare, ma passò poco dopo a Padova dove trovò la protezione di Paolo Bembo, e del Senatore Cornaro che lo accolse presso di sé con la famiglia e gli prodigò aiuti d'ogni sorta.

A Padova Falconetto si dedicò particolarmente all'architettura e legò il suo nome ad opere sempre ammirate come la Loggia Carnica, la Porta di San Giovanni Savonarola, l'Arco di Piazza dei Signori di Padova e alla Villa dei Vescovi di Luvigliano (Colli Euganei) che è considerata il suo capolavoro; la chiesa di Codevigo, il rusticale di Campagna Lupia ecc.

Falconetto è considerato uno dei primi a migliorare il gusto dell'architettura nello Stato Veneto e a condurla verso la perfezione. Fu anche bel parlatore arguto, faceto e modesto. Per queste sue qualità e per l’eccellenza dell'arte divenne caro ed apprezzato ad ogni persona; stimato e reputato dopo morto. Coltivò nella pittura i figli Ottaviano e Provolo.

Dell'opera sua pittorica son rimasti a Verona parecchi saggi. Nel Museo di Castelvecchio: San Zeno e San Benedetto con l’Annunciazione (ante d'organo); Augusto e la Sibilla; San Giacomo Apostolo tra San Gerolamo ed altro santo (affresco). Due cassettoni del soffitto.

Sono del Falconetto gli affreschi a grand’architettura che incorniciano le cappelle e gli altari del Duomo (lato destro) che risentono dell'imbiancatura del 1630 (epidemia) tolta solo nel 1870, l'affresco in S. Giorgetto dei Domenicani (lunetta sopra l'altar maggiore) rappresentante una balzana Annunciazione.

Altre opere gli sono attribuite. Appartiene al Falconetto la decorazione della Sala dello Zodiaco nel Palazzo Di Bagno a Mantova.

BIBLIOGRAFIA: Vasari; Lanceni; Dal Pozzo; Zannandreis; Simeoni; Cignaroli; Bernasconi; G. B. Giuliari; Gerola; Rigoni; Hermann; Gamba; G. Fiocco; Palladio.
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