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Grezzana

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Capitale della Valpantena, Grezzana è - da almeno un ventennio -uno dei poli industriali periferici fra i più importanti di tutta la provincia di Verona, Comune già rurale, di esso fanno oggi parte, con il capoluogo, gli abitati di AIcenago, Arzaré, Azzago, Corrubbio, Il Corso, Lugo, Romagnano, Rosaro e Stallavena, con rispettive contrade e casolari sparsi in un territorio dominato ancora dalla vite, dall'olivo, dal prato e dal bosco.

Antica la frequentazione di tale territorio da parte dell'uomo: a Ca' Nova dei Casotti, una stazione preistorica con abitato attribuibile alla media età del bronzo è posta su un terrazzo pianeggiante a m. 575 s.l.m.; a Borgo, una sepoltura è stata datata all'Eneolitico; a Crosetta, manufatti raccolti sono in parte del Paleolitico Medio; a Monte Gazzo, un'altura situata tra il Vaio di Squaranto e la Valpantena, diversi reperti sono riferibili al Paleolitico inferiore; a monte Cucco, lungo la dorsale sinistra della valle, a quota m. 420 circa, sono stati raccolti diversi manufatti in selce attribuibili in parte al Paleolitico medio e in parte ad industrie di tradizione campignana.

Ma sono soprattutto i reperti di Riparo Tagliente che hanno reso la preistoria della valle di interesse internazionale: frequentato dall'uomo di Neanderthal, il Riparo è, infatti, da anni oggetto di scavi, di scoperte sensazionali e di studi che meglio ci fanno conoscere usi e costumi di questi nostri antenati, cacciatori di stambecchi, di camosci e di cervi, ma anche di mammut.

Importanti testimonianze archeologiche si riferiscono poi all'età romana: nella chiesa parrocchiale, ad esempio, si trova una grande ara cilindrica utilizzata come fonte battesimale, mentre su di un fianco della chiesa è murata un'iscrizione frammentaria e una terza iscrizione funebre, proveniente da Grezzana, è ora al Giardino Giusti, a Verona.

Nel Medioevo Grezzana fu sede della pieve di Santa Maria che estendeva la sua giurisdizione su quasi tutte le località della valle. Essa è definita, in una famosa bolla papale del 1145, come provvista di cappelle, di decime e di famuli. Lo splendido campanile romanico, eretto a spese di tutta la pieve alla fine del secolo XII, ne dice ancora la prosperità. Sempre nel Medioevo la giurisdizione di Grezzana era del Capitolo della Cattedrale di Verona, forse da quando nel 932 I'arcidiacono Dagiberto lasciava ai canonici alcune terre presso il castello, ora scomparso, e nel quale essi pretendevano che ogni singola famiglia di Grezzana tenesse una "caneva", esigendone un fitto.

Ricorda il Simeoni come la giurisdizione capitolare si mantenesse senza gravi litigi fino al 1214, anno in cui il Comune trovò modo di riscattarsi: la contesa fu deferita a due arbitri, maestro Ardizzone (il celebre autore dei "Libri feudorum") ed Enrico da Porto, che fissarono il riscatto in lire 1600, da impiegarsi in acquisti nella Valpantena. La clausola dell'acquisto di terre vicine era una garanzia per il Comune. E così fu fatto, il 29 novembre, con l'acquisto, da Guglielmo Lendinara di Pietro, di terre a Quinto con la cura, l'onore, la giurisdizione, etc., per 3500 lire, fra cui I'arciprete assicurava essere comprese le 1600 di Grezzana. Così al posto di una grossa villa, il Capitolo ebbe da allora una piccola corte, ma con la proprietà del suolo.

Lugo era invece dipendente da San Zeno, che qui possedeva diversi pascoli e boschi, come si ricava da documenti del secolo IX: e fu probabilmente per servire la comunità di abitanti la zona che il monastero di San Zeno fondava qui quella chiesa di Sant'Apollinare attorno alla quale l'originario piccolo gruppo di case si allargò, col passare degli anni, fino a formare l'attuale centro.

Anche Romagnano dipendeva da San Zeno: e ciò da quando nel secolo X, Ottone I, da Ravenna, donava al potente monastero veronese i diritti di arimannia che fino allora vi esercitava l'Impero. Romagnano era allora, infatti, un "castrum" abitato da "herimani", vale adire uomini liberi: dapprima dunque una piccola "curia" che la necessità aveva cangiato in "castrum", una qualifica che nel 1114 è sostituita da quella di "vicus" e più tardi di "villa".

Oltre a San Zeno e al Capitolo, fra i grandi proprietari medioevali della Valpantena possiamo ricordare anche il monastero di Santa Maria in Organo, o la famiglia dalla quale proviene quel Notkero che nel 906 divenne vescovo di Verona. Notkero, originario appunto di Grezzana, fondò anzi per testamento uno xenodochio dotandolo del castello e di una corte di Marzana, di terreni e pascoli nei Lessini, di una parte dello stesso castello di Grezzana, nonché di altre terre.

Non si insisterà oltre sulle vicende storiche di Grezzana perché, fino a qualche decennio fa, esse si sono svolte secondo un copione abbastanza comune a quello di tutte le vallate lessiniche che si allineano dal Monte Pastello all'Alpone, scendendo da nord a sud. Storie di comunità eminentemente contadine che vedono abbastanza impassibilmente passare i vari dominatori di turno: dagli Scaligeri fino, e anche dopo, l'annessione al Regno d'Italia.

Varrà invece la pena di ricordare come, accanto a chiese di una certa qua dignità architettonica, e provviste di buoni arredi, Grezzana si arricchisca, dominando il Leone di San Marco, di una serie di ville qui edificate da famiglie nobiliari veronesi che, avendo possessi in zona, venivano a soggiornarvi d'estate, godendo del clima mite della valle e delle vicine alture, ma curando nello stesso tempo anche i propri interessi, sul versante d'una fiorente agricoltura.

A Grezzana, ad esempio, Villa Cornetti, già Giusti, è il risultato di parecchie modifiche, apportate ad una precedente costruzione cinquecentesca. Di quel tempo, e del '700, restano tuttora pregevoli affreschi che decorano le stanze. Se committenti ne furono i conti Giusti, essa fu poi proprietà dei conti Bevilacqua-Lazise che forse la dotarono di parco.

Villa "La Pavarana", ad Azzago, che sorse invece su un precedente edificio appartenente all'Abbazia di San Zeno, dal secolo XV è proprietà della famiglia Ruffoni. Notevoli la parte centrale della costruzione, per gli archi romanici che la compongono, la cappella ed il parco.

Anche la villa Pellegrini a Romagnano - antica dimora dei conti Gazola, detta il "Serbaro" - è notevole specialmente per il suo vasto e denso parco. Informa il Da Persico che questa villa fornì "di giganteschi fossili elefantini " la raccolta litofitica messa insieme nel secolo XVIII dal conte Giovambattista Gazola, e da lui ceduta nel 1797 a Napoleone.

Villa Allegri ora Arvedi, a Cuzzano, è magnifica villa seicentesca fiancheggiata da due torri, una delle più grandiose del Veronese e delle meglio conservate, poiché ha mantenuto le sue linee originali sia nell'architettura esterna, ben proporzionata per equilibrio di masse, sia nella decorazione interna. Costruita dagli Allegri su disegni di G.B. Bianchi, ha davanti un ampio giardino degradante all'italiana e a tergo un bell'oratorio dedicato a San Carlo.

Villa Cologne infine, a Stallavena, è quattrocentesca, ma con decorazione esterna recente, con portico e loggia nella facciata, fermata da due colombare alle estremità. Molto bello il parco, nel quale è posto un oratorio settecentesco.

Si era detto in esordio come Grezzana sia oggi uno dei poli industriali periferici fra i più importanti della provincia di Verona. Ciò si deve - dall'ultimo dopoguerra in avanti - all'azione concorde ed illuminata di validi pubblici amministratori e di capaci imprenditori. Allo sviluppo dell'industria della lavorazione del marmo seguì quello delle industrie elettromeccaniche, idrauliche e edili. Non solo la vecchia piaga dell'emigrazione dal Comune si arrestò, ma Grezzana richiamò gente, e funse anche da freno alla stessa emigrazione dagli altri Comuni dell'entroterra.

Certo: non tutti i problemi sono stati risolti, anche perché proprio l'industrializzazione altri ne ha creato. Ma nelle zone industriali di Grezzana, di Stallavena e di Lugo si spera più che altrove, e non a torto, in ulteriori programmi che valgano non solo a superare le generali ricorrenti difficoltà dell'economia, ma anche di stimolo agli investimenti per altri traguardi.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1987

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