Isola della Scala - Il Museo - Verona

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Isola della Scala - Il Museo

Verona / Italia
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Indirizzo Orari Biglietti
Via Roma, 35 - Isola della Scala Inverno: 1° domenica del mese 15,00 - 18,00
Estate: 1° domenica del mese 16,00 - 19,00
Ingresso gratuito.
Anche Isola della Scala raccoglie e custodisce - come Legnago - importanti testimonianze archeologiche della Bassa Veronese. L'iniziativa è della locale Biblioteca Civica, diretta dal prof. Bruno Chiappa e di un gruppo di appassionati. In apposito locale sono stati ordinati così i materiali archeologici che frequentemente affiorano durante I'aratura o lo spianamento dei campi o in occasione dello spurgo dei maggiori corsi d'acqua della zona, Tartaro e Tione in particolare.

Tale raccolta, che ha avuto il parere favorevole della Soprintendenza alle Antichità, è stata inaugurata nei primi anni ’80 ed è già in grado di soddisfare alle richieste di visite da parte delle scolaresche.

I materiali esposti in tre vetrine provengono, oltre che da Isola, da Trevenzuolo, Nogarole Rocca, Isola Alta, Tarmassia ed Erbè. Appartengono in prevalenza all'età del bronzo medio, recente e finale e all’età del ferro e consentono di acquisire una certa conoscenza di molti aspetti relativi alle condizioni di vita di quelle zone dalla fine del 2° millennio a.C. alla metà del primo.

I numerosi resti di corna di cervo ci dicono, ad esempio, che anche nella Bassa esisteva, forse fino ad epoca alto-medioevale, questo animale. Così pure nella fauna locale trovava posto il capriolo, il cinghiale, il bue delle paludi e il cane-Iupo.

La lavorazione delle ossa per ricavarvi oggetti di ornamento e strumenti è testimoniata, ad esempio, da un bellissimo, "brassard" , decorato con cerchietti incisi, da parte di un secondo con decorazione a denti di lupo e da alcune capocchie di spillone finemente lavorate. Un'ascia di bronzo, alcune di pietra verde e uno spillone mostrano a quali risultati era giunta la tecnologia preistorica nel campo della lavorazione dei metalli e della pietra. Ulteriori messaggi informativi su pratiche e costumanze si ricavano dalle punte di freccia per la caccia e la difesa, dalle lame da falcetto per l'agricoltura, dai raschiatoi e da altri utensili.

Il particolare sviluppo assunto in queste fasi culturali dalla ceramica trova conferma soprattutto in un bellissimo esemplare di tazza carenata, con le pareti sottili, la superficie di un nero lucente e la caratteristica ansa lunata che rimanda alla cosiddetta civiltà delle "terramare".

Un "pezzo", già esposto nella mostra sull'Arte preistorica nell'Italia Settentrionale, promossa dal Museo di Storia Naturale di Verona, merita particolare attenzione perché non legato ad esigenze pratiche e raro esempio di arte figurativa. Si tratta di un bue in terracotta, alto pochi centimetri e mutilo della testa e di parte delle gambe. Per raffronti analogici bisogna far riferimento a consimili reperti di Fiavè nel Trentino o di San Paolo d'Enza e Castelnuovo Sotto, in quel di Reggio Emilia.

Apposite tabelle illustrative guidano gli studenti e gli insegnanti nella visita del materiale. Certo resta ancora qualcosa da fare per adeguare la raccolta a precisi criteri didattici e per rendere facile la lettura dei materiali ai visitatori, ma al prof. Chiappa preme sottolineare , come, anche con un'iniziativa limitata per i mezzi di cui la Biblioteca dispone, si possano conseguire due vantaggiosi risultati: dare agli scolari e agli studenti la possibilità di controllare "de visu" nozioni prima affidate all'anodino messaggio del testo scolastico, e recuperare, anche se in minima parte, materiale archeologico destinato altrimenti a sicura distruzione.

Non rimane dunque da augurare che anche questo "deposito" di Isola cresca, fino a diventare un vero e proprio museo archeologico della Bassa, accanto ed insieme, beninteso, a quello già esistente in Legnago.

Attualmente infatti l'unico museo della Bassa è ancora e soltanto quello della fondazione Fioroni di Legnago, con cinque sezioni di cui due specificamente legate alla storia locale: quella della ceramica rinascimentale e quella archeologica, ricca di reperti dell'età del bronzo. Niente poi esiste nel settore etnografico, anche se il solo ambiente delle valli con l'economia della pesca, della canna e della lavorazione delle erbe palustri, potrebbe fornire materiali più che sufficienti per istituire un Museo.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1981

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