Mura e Porte - Dal IX al X secolo - Verona

Login / Registrazione
travelitalia

Mura e Porte - Dal IX al X secolo

Verona / Italia
Vota Mura e Porte - Dal IX al X secolo!
attualmente: 02.00/10 su 1 voti
Ai Franchi di Carlo Magno riuscì, dunque, quello che non era riuscito circa due secoli prima ai Franchi di Teudeberto: impossessarsi dell'Italia settentrionale. Al sistema ducale si aggiunse, quando non si sostituì, il sistema comitale, già in molti casi, come a Verona appunto, preparando le basi di quella caratteristica forma di potere che precedette il Comune: la diarchia di governo conte e vescovo. Due poteri solo apparentemente separati: in realtà sia il vescovo sia il conte erano di nomina laica e quindi solo in caso di dissidi personali troviamo contrasto tra il conte e il vescovo.

L'VIII secolo si chiude con un terremoto nel 793: colpo di grazia per quelle parti di mura e quegli edifici che l'attacco del conte Vulvualno aveva sbrecciati: conseguenza fu quella famosa disputa su chi dovesse assumersi, e in che parte, le spese per la ricostruzione che si concluse nel 798 con il giudizio della Croce. Per la parte clericale vinse, sconfiggendo Aregauso, chierico sostenitore del fisco, quel Pacifico non ancora Arcidiacono: uno dei nomi più importanti della cultura veronese, ed importante anche per l'architettura, della prima metà del IX sec. Un Longobardo, come ci dimostrano i nomi della sua famiglia: la sorella Ansa (promotrice d’opere d’impegno come lo xenodochio di Quinzano), i nipoti Rodiberto, Anselind e Placiberto. Ma abbiamo già detto che Verona stentò a fracesizzarsi.

Ratoldo, Pacifico ed Audo (e quanti altri bisognerebbe ricordare!) sono i propulsori della vita religiosa e insieme dell'edilizia sacra e profana di Verona, in questi anni di fiorenti speranze suscitate anche dalla presenza non infrequente nella nostra città di Pipino, figlio ed erede, morto troppo giovane, di Carlo Magno.

Questo fervore civile si tradusse anche in un allargamento e consolidamento dei borghi che si stavano formando vicino ai monasteri di San Zeno, San Fermo e Santa Maria in Organo. Il borgo di San Zeno, ad esempio, avanza lentamente verso la zona dell'attuale Castelvecchio, verso la Porta che da esso prende il nome in questi secoli. Così il borgo di San Fermo si estendeva da Porta Leoni (Porta San Fermo o Porta Regia) fino alla Glarea. Non si sa quale consistenza avesse invece il borgo che cresceva intorno a Santa Maria in Organo.

Forse si aprono, o si potenziano, anche nuovi passaggi nelle mura, quelle Postierle, o Pusterle (un nome che significherebbe: sentiero fuori mano, ma che indica anche la porta che fa valicare le mura a questo sentiero), alcune delle quali sono ancora oggi aperte, anche se non transitabili, come la più tarda Postierla del Morbio di cui diremo: la Postierla dell'Arena, alla fine dell'attuale Via Leoncino, di cui non resta più nulla; la Postierla di Corte Farina, recentemente ben valorizzata dai restauri di Corte Farina; la Postierla Todoni, nei pressi del ponte Postumio, ricordata nel 907, oggi totalmente scomparsa, così com’è scomparsa la Postierla Piana. Ma senza dubbio gli anni relativamente pacifici di questa prima metà del IX sec. permisero e incoraggiarono queste brecce nelle mura della città.

Il sistema difensivo, in ogni modo, restò sostanzialmente inalterato nelle strutture che gli erano state date da Teodorico: solo il nascente Comune avrà sufficiente forza per far espandere oltre questi limiti la "nuova" città.

Gli anni più interessanti per noi sono non tanto questi del passaggio dalla cultura longobarda a quella franca, quanto quel periodo del X secolo che vide la presenza di due fortissime personalità nella nostra città: Berengario l e Raterio; la loro impronta è, a nostro avviso, testimoniata anche in quello stupendo capolavoro scultoreo che è costituito dalle formelle bronzee di San Zeno.

Berengario, che salì fino ai fastigi dell'impero, resta nel ricordo per due momenti, entrambi tragici, della sua vita. Il primo: nell'estate del 905 il suo rivale, l'imperatore Lodovico III di Provenza, riesce ad impadronirsi della città, assente Berengario; ma nella notte del 25 luglio i berengariani riescono a farsi aprire Porta San Zeno, ad entrare in città, ad impadronirsi delle porte del Ponte Pietra e di Porta Organa, bloccando così le milizie di Lodovico, che fu catturato nella chiesa di San Pietro in castello, accecato e rimandato in Provenza. Il secondo episodio, ed anche l’ultimo per la vita di questo re "italico": vicino alla soglia della sua casa che si trovava tra le chiese di San Bartolomeo e San Siro, il 7 aprile del 924 cadde trafitto dai pugnali dei congiurati e qui abbandonato agonizzante.
A Berengario successero Rodolfo di Borgogna, Ugo di Provenza e Lotario, Arnolfo dl Baviera nel 933; e nel 934 la città viene staccata dalla marca friulana, di cui faceva parte da secoli, e unita in entità territoriale autonoma con Trento e Mantova, sotto il comitato dell'arcivescovo di Arles, Manasse. Nel 944 Lotario imperatore permette la coniazione dei Denari Piccoli Veronesi e la loro circolazione anche fuori della città: avvenimento importantissimo.

Questi sono anche gli anni che videro l'alterna presenza del vescovo Raterio: due volte cacciato, due volte tornato; ma l'ultima volta troppo forti furono le forze che non lo vollero, laici, clero e canonici: ne seguì un processo con a capo il conte Nannone come giudice imperiale: era il 29 giugno del 968. Ma nel 933 gli Ungari avevano sferrato un tremendo attacco anche a Verona: se la città resistette, i suoi borghi andarono completamente distrutti, compresi i tre monasteri.

L'importanza dell'opera di Raterio si deve proprio individuare nella ricostruzione del più importante del tre monasteri, quello di San Zeno, oltre che delle altre chiese, cui era intento ancora negli anni 967-968. Il processo e la sconfitta troncò il suo lavoro e a questo Vescovo, acre e ferrigno monaco, rigoroso intellettuale, gli si dovette sciogliere il cuore quando, partendosene umiliato e sconfitto, volle portar con sé l'immagine e il Versus che facevano vedere e parlavano di Verona. Tornò dunque al monastero di Lobbes dove morì nel 974 quivi lasciando questa immagine di Verona nota con il nome di Iconografia Rateriana. Di questo antichissimo ritratto di Verona (più antico però di Raterio, essendo stato dipinto presumibilmente tra il 915 e i 920-922) si possiede una copia commissionata da Scipione Maffei al convento di Lobbes nel 1739, conservata nella Biblioteca Capitolare di Verona.

L’Iconografia Rateriana è una vera e propria carrellata a volo d'uccello sulla città: una panoramica a 360 gradi che permette di individuare le strutture essenziali di Verona nel X secolo. Da Porta San Zeno (Porta Borsari) incastrata nelle mura alla sinistra in alto dell'immagine, con vicina la chiesa di San Michele alla Porta; a Porta San Fermo (in basso a destra), più facilmente identificabile, con i due arconi sovrapposti e le due torri laterali, ancora perfettamente intatte; a Porta Organa, Porta ad Organum, in alto a destra e più in alto l'ignoto edificio che le diede il nome; a Santo Stefano in alto a sinistra presso la quale si apriva la quarta porta. Una quinta porta, affiancata da torri e di notevole imponenza, nell'iconografia si trova a destra dell'Arena: potrebbe essere la Postierla di Corte Farina, poiché l'edificio subito dietro è unanimemente identificato con l'Horreum (granaio: non per niente la Corte si chiama "Farina"!); o potrebbe però anche essere, se si pensa girata ad est di 90 gradi, la Porta Arena o di Gallieno. E quindi tutti i più importanti monumenti sacri e profani, dal Duomo, al Foro al Palatium, quello in "Castro Veronensi", alla Cortalta con la loggia, al ponte della Pietra: manca il Postumio: ma l’Iconografia è appunto dopo il 905, anno in cui tale ponte è già definito "fractus". Non compaiono i borghi di cui abbiamo detto, nemmeno quelli più attigui alle porte e alla cinta muraria, il borgo di Fratta e di Ferraboi che di lì ad un secolo saranno inclusi nella nuova cerchia che allargherà la città fino all'Adigetto, includendo dentro anche il vasto spazio della Brà: per ora solo un pascolo comodo per gli animali domestici della città.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1982

Condividi "Mura e Porte - Dal IX al X secolo" su facebook o altri social media!

Mura e Porte - Dal IX al X secolo - Commenti [0]

 

Aggiungi commento


Nome
Cognome
Email (non sarà pubblicata)
Commento (non sono ammessi tag HTML)
Inserisci il codice di sicurezza indicato di seguito*
 
Vuoi ricevere via email la notifica per ogni nuovo commento inserito?
No Si

* Impedisce l'esecuzione di script automatici non autorizzati.