Palazzo del Mercato Vecchio - Verona

Login / Registrazione
travelitalia

Palazzo del Mercato Vecchio

Verona / Italia
Vota Palazzo del Mercato Vecchio!
attualmente: 05.20/10 su 5 voti
Il maestoso palazzo che fu sede del Comune, accanto a piazza delle Erbe, e che ha ospitato a lungo gli uffici giudiziari della Pretura e la Corte d'Assise, è monumento del quale i veronesi vanno giustamente orgogliosi. Si tratta di un imponente complesso, a pianta pressoché quadrangolare, con cortile centrale, che fu oggetto, allo scadere del secolo scorso, di un massiccio restauro inteso a riportarne le strutture, almeno secondo le intenzioni di chi soprintendeva ai lavori, alle condizioni originali.

Il complesso - che è detto del Mercato Vecchio e che snoda le facciate interne sull'ampio cortile circondato da un porticato a grandi arcate, riposanti su grandi pilastri che ricordano quello dell'ala dell'Arena - è ubicato fra piazza delle Erbe (sud-ovest), piazza dei Signori (nord-ovest), Via Dante già via Lovara (nord-est) e via Cairoli già via Gallina (sud-est), occupando in tal modo l'angolo sud-est di quello che doveva essere l'antico foro romano, ossia piazza delle Erbe, in una zona quindi suscettibile di fornire, anche sotto il profilo archeologico, informazioni di notevole interesse.

Forse tutti gli angoli dell'edificio dovevano essere un tempo muniti di una torre, la prima, oggi non più visibile ma della quale internamente s’indovina la base, era detta della Massaria e si alzava fra Via Dante e via Cairoli; la seconda, come tuttora si può vedere, sta fra via Cairoli e piazza delle Erbe, nell'angolo sud occidentale del palazzo; la terza, pure esternamente non più visibile ma con strutture di base che all'interno dell'edificio s’indovinano tuttora, stava nell'angolo fra piazza dei Signori e via Dante; la quarta infine è la Torre detta dei Lamberti e si colloca verso l'angolo fra piazza delle Erbe e l'Arco della Costa.

Quest'ultima torre, d’origine romanica, ma sopraelevata e completata nel secolo XV, non è proprio in posizione angolare: si eleva invece dalla fascia centrale del corpo di fabbrica del quale è parte integrante e che con ogni probabilità precede.

L'esistenza di queste quattro torri, come, del resto quella delle sale soprastanti, è ancora così ricordata, alla fine del Quattrocento, da Francesco Corna da Soncino nel suo "Cantare" in lode di Verona:

E più boteghe de altre condizione
ge sono intorno a lo gran palazo,
dove se penden le costione e lite,
el quale ha a ogni cantone un gran torazo
e sopra dui g'è posta la presone,
e quatro sale che dan gran solazo;
e sul canton, tra sera e tramontana,
gli è l'alta torre e la grossa campagna.


Ma a quando risale questo palazzo che è il più bell'esempio di architettura civile romanica esistente in città? Gli storici non sono mai stati del tutto concordi. Il Canobio ad esempio, in un suo lavoro rimasto manoscritto e che si trova presso la Biblioteca Civica di Verona, scrive che nel 1117, a seguito del famoso terremoto che colpì tutta la pianura Padana, "si abbruciò parte del palazzo della Ragione", mentre lo Zagata, nella sua cronaca edita dal Biancolini, afferma che "nell'anno 1124 i Veronesi fabbricarono il palazzo della Ragione in quadro, con una corte nel mezzo".

E' ben vero però che sul luogo dell'attuale palazzo qualcosa di ben importante doveva esistere anche prima: ai bordi della strada romana venuta recentemente alla luce sotto via Dante sono apparse, infatti, per qualche metro d'altezza, sul lato del nostro palazzo, anche le possenti murature di un edificio o di diversi edifici altomedievali, in ogni caso anteriori all'attuale complesso monumentale.

A sua volta Paride da Cerea nel sui Annali riferisce che nel 1172 fu fatto il fondamento della torre dei Lamberti "che oggi è chiamata la torre delle campane" ("Factum fuit fundamentum turris dominorum Lambertorum quae hodie dicitur turris a campaneis Veronae"), mentre altra fonte infine assicura che il palazzo fu edificato nel 1193 dal podestà Guglielmo de Osa.

Due lapidi recenti murate all'esterno del palazzo (l'una dal Iato di piazza dei Signori, l'altra sotto l'atrio che mette in via Cairoli), ricordano comunque l'erezione del palazzo con due date discordi fra loro (1138 e 1193). "Può darsi - osserva giustamente Tullio Lenotti - che la data più giusta sia una terza, non però troppo discosta da quel decennio, e precisamente il 1194, che avrebbe segnato il compimento del fabbricato".
Difficile oggi dire - dopo le varie manomissioni operate nel corso di più secoli, cui si aggiunsero anche i restauri ottocenteschi - come si presentasse originariamente il complesso che si sviluppa su tre piani (un piano terreno, un ammezzato, un piano superiore). Quello che è possibile intuire è che l'altezza del portico interno (un tempo esistente anche sul lato di piazza delle Erbe), fa supporre anche in antico l'esistenza di due piani (il terreno e l’ammezzato), mentre par di capire che sopra il portico ed i locali inferiori, forse su tutti i quattro Iati dell'edificio, erano state ricavate grandi sale, ad uso di pubbliche riunioni e la cui esistenza è ricordata ancora nel secolo XV, come si è visto, da Francesco Corna da Soncino.

Del resto ancor oggi tre lati del piano superiore sono suddivisi, internamente, soltanto da tramezze, presentandosi un muro di spina trasversale in proseguo dal muro di fondo del portico soltanto sul lato verso piazza dei Signori e la Costa.

Distruzioni e manomissioni dovrebbero essersi verificate da subito, se è vero che un incendio con esiti gravissimi investì gran parte del palazzo già pochi anni dopo la sua erezione, e cioè nel 1218. Pare che col concorso finanziario del conte di Sambonifacio il palazzo del Comune venisse rifabbricato l'anno successivo 1219.

Di certo in esso ebbero a riunirsi nel 1226 i rappresentanti di parecchie città della Lombardia, del Piemonte, del Veneto e dell'Emilia, convenuti dapprima (il 6 marzo) a San Zenone di Mozzo, per rinnovare, per un'ulteriore durata di 25 anni, la gloriosa Lega Lombarda del 1167, che dal giuramento di Pontida aveva portato alla vittoria di Legnano; nel palazzo del Comune i collegati si ritrovarono, infatti, l’11 aprile per redigere un atto aggiuntivo alla convenzione della Lega.

Durante il dominio Veneto il Palazzo della Ragione divenne sede -oltre che del Comune - anche di tribunali civili e penali, di prigioni, del Collegio dei Notai - con una propria Cappella dedicata a San Zeno, che tuttora esiste nell'angolo nord-orientale del palazzo (Camera del Consiglio dell'Assise) - degli uffici del dazio della seta, della Camera Fiscale, dei pubblici granai, dei depositi del sale, degli uffici della Sanità e di altri, mentre le porzioni di fabbricato sui piani terreni prospicienti piazza delle Erbe divennero proprietà di privati i quali le adibirono, oltre che ad abitazioni, a botteghe e fondaci.
Risale al 1447 l'erezione della scala detta "della Ragione", costruita all'interno del cortile sotto la torre dei Lamberti, a quel tempo sostenuta da colonnette e provvista di una copertura che venne demolita durante i restauri realizzati alla fine del secolo scorso (1894-1897).

La scala è una delle prime strutture aggiunte all'architettura del cortile del palazzo, del quale successivi interventi dovevano via via deformare poi l'aspetto originale. Nei secoli successivi furono, infatti, aggiunte altre scale, balconate, corridoi. pensili, loggette: ne risultò un progressivo mascheramento dei quattro lati del porticato che fu otturato e da cui si ricavarono nuovi vani.

Studiata da Licisco Magagnato che ne ebbe a tracciare un esaustivo profilo sia sotto il profilo strutturale sia relativamente alla decorazione pittorica e all'arredo, la cappella dei Notai è dedicata ai Santi Zeno e Daniele, Fu costruita fra il 1408 ed il 1419, ricostruita dopo un incendio del le palazzo del 1723 e, situata all'interno della torre della Massaria, diagonalmente alla scala della Ragione, essa attesta uno dei pochi interventi qualificati avvenuti nel palazzo a partire dal secolo XV.

A noi, più che descrivere la cappella, interessa annotare che, mentre al di sopra di essa oggi non esiste alcuna struttura, in origine essa era sovrastata, sempre all’interno della torre, da carceri, talché nel 1650 la struttura superiore della torre, "aggravata troppo da pesi incompatibili, di travamenti grossissime, pesanti lamine chiodarie, ferramenti senza numero, ed bastoni infiniti, tutta materia necessaria per la struttura e sicurezza delle suddette prigioni" crollò in parte, provocando danni alla cappella, poi restaurata tra il 1650 e il 1703.

Settanta anni appresso, nel 1723, un condannato a morte, trattenuto in una cella sopra la cappella, appicco fuoco al pagliericcio, provocando un incendio e il definitivo crollo della torre; e se in tale circostanza la cappella si poté salvare, non altrettanto ebbe a verificarsi per il vicino archivio dei notai defunti che andò miseramente e completamente distrutto dal fuoco.

E fu in quella circostanza che, anziché rifare la torre, si pensò di rifare un tetto poco sopra la cappella, pressappoco all’altezza di gronda delle porzioni di palazzo ad essa adiacenti.
Nella prima metà dell’800 si intraprese un importante intervento di restauro e di riqualificazione riguardante tutto l'ala su piazza delle Erbe: all'interno, al piano nobile cui si accede dalla scala della Ragione, venne costruito un grande atrio, oggi in parte suddiviso in stanze, per quasi tutta la lunghezza dell'ala, dalla torre dei Lamberti alla torre posta all’angolo con via Cairoli.

Un partimento di colonne sostiene tuttora gli archi a tutto sesto con chiave scolpita. Analogo partimento riscontriamo su questo piano anche nella vicina torre angolare. Si tratta di una delle poche architetture di pregio conservate all'interno del palazzo e rispettate dai lavori successivi, come lo fu la Cappella dei Notai.

Fra i lavori di consolidamento eseguiti nel 1810, si ricorderà il puntellamento della facciata su piazza delle Erbe e la demolizione delle prigioni che anche qui si trovavano ai piani superiori; premessa ad una sistemazione, su progetto di Giuseppe Barbieri, di tutta la facciata e questa volta in stile neoclassico.

Si sa che il Barbieri, lasciato da parte ogni scrupolo filologico, non esitò a restaurare la pericolante facciata di piazza Erbe in modo estremamente innovatore e altrettanto inadeguato. Una liscia stesura di intonaco grigio venne a celare completamente quanto ancora rimaneva, dopo le precedenti manomissioni, della severa muraglia a corsi di tufo e di cotto. Ampie finestre trabeate e timpanate (esemplate su quelle del Palazzo dei Sambonifacio in via Cappello) sostituirono le precedenti finestre, mettendo ordine in una facciata che dell'originale puramente romanico conservava ormai ben poco.

Su questo lato il Barbieri non aggiunse peraltro - come si crede - un piano: questo era già stato aggiunto in precedenti interventi come bene documentano una stampa settecentesca e lo stesso disegno della facciata così come fu rilevata al momento dell'intervento. Da tale disegno risulterebbe tra l'altro che solo le murature della parte centrale della facciata erano ancora in parte quelle romaniche (provviste altresì dell'originale coronamento ad archetti), mentre le murature verso la Costa e quelle verso via Cairoli erano già state ampiamente rifatte, forse in occasione di crolli precedenti.

Nel 1886, alla fine della Dominazione Austriaca, troviamo alloggiati nel palazzo del Comune l'Archivio notarile e le Carceri giudiziarie e, successivamente, la Cassa di Risparmio, la Questura, la Corte d'Assise e i civici Pompieri, la Congregazione di Carità, l'Accademia di Belle Arti e la Scuola di pittura e scultura.

Nel 1874 lo Stato cedette al Comune alcune parti del palazzo. Altri settori furono venduti dal Governo al Municipio nel 1890, a prezzo poco più che simbolico, con la condizione che l'intero palazzo fosse restaurato e riportato alle forme originarie. Alcuni locali con botteghe su piazza delle Erbe e su piazza dei Signori, rimasero di proprietà di privati.

Aderendo alla condizione imposta al momento della vendita, il Comune fece restaurare nel 1877 le due facciate esterne su via Cairoli e via Dante, mentre dal 1894 al 1897 furono restaurate le facciate verso la Costa e piazza dei Signori, nonché le facciate interne del complesso, che si affacciano sul cortile.

Nel corso di questi restauri furono demolite le prigioni sopra la grande sala della Corte d'Assise, realizzata in quell'occasione, e venne riordinato tutto l'interno con l'apertura delle antiche trifore romaniche, cui ne vennero aggiunte di nuove nello stesso stile. Consulente per questi lavori, che portarono alla completa ricostruzione del palazzo secondo criteri di restauro integrativo stilistico, fu il celebre architetto Camillo Boito, che formulò le proprie proposte in una relazione consegnata agli Atti del Consiglio Comunale il primo febbraio 1878.

I restauri ottocenteschi ebbero la pretesa di portare l'edificio alla condizione originale; in particolare si volle uniformare - tanto nei prospetti interni del cortile, quanto nei prospetti esterni - il paramento murario tessuto a filari di cotto e di tufo, secondo una tecnica rilevata su parti di muratura sopravvissuta alle distruzioni ed agli interventi precedenti, riportate alla luce con l'eliminazione dei vari strati di intonaco.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1988

Condividi "Palazzo del Mercato Vecchio" su facebook o altri social media!

Palazzo del Mercato Vecchio - Commenti [0]

 

Aggiungi commento


Nome
Cognome
Email (non sarà pubblicata)
Commento (non sono ammessi tag HTML)
Inserisci il codice di sicurezza indicato di seguito*
 
Vuoi ricevere via email la notifica per ogni nuovo commento inserito?
No Si

* Impedisce l'esecuzione di script automatici non autorizzati.