Palazzo Maffei - Verona

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Palazzo Maffei

Verona / Italia
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Palazzo Maffei è il più scenografico e noto edificio della città di Verona. Il palazzo fa da degno fondale a Piazza delle Erbe ed è uno dei cinque con questo nome dei vari rami della nobile famiglia, da cui uscì il celebre letterato Scipione, odiatore di tutto ciò che non era classico, alla maniera romana del Sanmicheli.

Quello di cui parliamo fu edificato nel 1668 da Rolandino Maffei, che intendeva così ornare Verona e dare una degna abitazione alla ricca famiglia di banchieri da cui discendeva. La prima richiesta di edificazione è del 1626, confermata da un documento del 1653, da notizie del 1663 e da quella d’ampliamento del 1695. Non è noto il nome dell'architetto autore del palazzo e proprio Scipione Maffei ipotizza si trattasse di un artista romano.

I Maffei avevano, infatti, ramificazioni anche nell'Urbe. L'edificio si sviluppa su tre piani poggianti sui cinque archi di un falso portico. L'ingresso al cortile è asimmetrico perché si apre sul quarto arco da sinistra. Il piano nobile è ornato da cinque finestroni a timpani alternatamente ad arco e ad angolo. Balaustre, semicolonne e mascheroni grotteschi completano l'imponente sfilata. Il piano superiore alterna tre finestre a due porte su un poggiolo a ringhiera mentre, sotto la balaustra che sostiene sei statue di dei dell'Olimpo, corre una fascia decorativa a mensole, cartigli e ricchi festoni.

Una curiosità: gli dèi sono tutti scolpiti in pietra locale da Minerva a Nettuno, Apollo, Venere e Giove tranne Ercole, candidissimo perché ricavato da un blocco di marmo pario ritrovato nello scavo delle fondazioni. Forse un elemento del Campidoglio romano. Sulla terrazza verdeggiava originariamente un giardino pensile raggiungibile con l’ardita scala ad andamento circolare.

Scrive a proposito della scala il Da Persico nella sua guida del 1820: "Di questa forma ne fece parecchie il Sanmicheli, ma nessuna senza spina che la sostenga, sì che par temerità l'immaginarla, e l'eseguirla prodigio, sostenendosi essa tutta da sé in se stessa. Ogni architetto, egli ultramontani principalmente, a vederla ne fanno meraviglie".
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