Piazza delle Erbe - Verona

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Piazza delle Erbe

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Come ogni città romana, anche Verona ebbe nel Foro il suo centro vitale che, secondo la consuetudine, sorgeva nel punto in cui si intersecavano le due vie principali, cardo e decumano massimi.

Questa importante piazza della città romana corrispondeva all'agorà delle città greche, fulcro di vita civile, economica e religiosa. Normalmente anche il Foro romano era fiancheggiato da edifici dove la politica, gli affari, l'amministrazione della giustizia, il culto religioso, il commercio del quotidiano vendere e comprare avevano la loro sede.

Monumenti presenti attorno al Foro erano: il Capitolium, il Comitium, la Curia, la Basilica.

  • Il Capitolium, tempio dedicato alle divinità tutelari dello stato romano - Giove, Giunone, Minerva -, era il monumento più importante non solo dal lato religioso, ma anche politico in quanto costituiva la chiara prova del totale inserimento di una città nel mondo romano.
  • Il Comitium, costituito da un'area scoperta per le adunanze del popolo e da un podio dove salivano gli oratori per tenere i loro discorsi e i banditori per leggere i decreti ai cittadini, era situato nei pressi della Curia.
  • La Curia, sede in Roma del Senato, ospitava nei municipi e nelle colonie le adunanze dei consiglieri, decurioni.
  • Nella Basilica, edificio a pianta rettangolare destinato ad uso civile, si ammi- nistrava la giustizia, si tenevano pubbliche riunioni, si svolgeva una multiforme attività economica di contrattazione e scambi come nella nostra Borsa.


Normalmente tutta l'area del Foro, come l'agorà greca, era circondata da grandi porticati sui quali si aprivano i negozi per cui tutto l'assetto edilizio del Foro rispondeva alle necessità pratiche dei cittadini. Si aggiungevano a queste costruzioni le numerose dediche onorarie, fatte dalla città a imperatori o personaggi ragguardevoli e particolarmente benemeriti. L'iscrizione onoraria spesso faceva da base alla statua del personaggio cui era dedicata.

Il Foro, che fu soggetto a molte trasformazioni anche in epoca romana in relazione ai mutati concetti di monumentalità e di estetica, diventava così, oltre che centro di vita, il nucleo più significativo e più ricco di monumenti.

La piazza del foro veronese continuò ad essere fulcro vitale anche nei secoli successivi per cui, se si aggiungono all'usura del tempo gli inevitabili muta- menti apportati dagli uomini per rispondere alle mutate esigenze di vita, ci si rende conto quanto riesca difficile ricostruire la storia delle sue opere architettoniche risalenti al periodo romano.

Più facile riesce invece immaginare come si svolgeva la vita quotidiana nel foro, se si ricorre agli scrittori latini del tempo che hanno lasciato sufficienti documentazioni su Roma e quindi, di riflesso, su quei municipi ad essa legati, dove si erano trasferiti molti cittadini romani.

Già al sorgere del sole le vie convergenti al foro si popolavano, ma solo all'ora quinta, cioè alle undici, come dice Marziale, fino alle prime ore del pomeriggio ferveva l'attività: negli uffici si trattavano gli affari, in un lato della basilica si svolgevano i processi, mentre in un altro si davano convegno i rappresentanti dell'economia locale. In quei pressi vi erano banchieri e cambiavalute che attendevano gli avventori.

La tradizione antiquaria veronese sino a tutto il ‘700 era orientata a riconoscere al centro della città romana l'esistenza di due fori: il cosiddetto foro mercantile e il foro giudiziale. Il primo veniva collocato nei pressi di San Giovanni in Foro; del secondo sarebbe stata indizio la Porta Leoni, allora denominata Porta del Foro Giudiziale. Soltanto nell'800 si è superata questa visione riconoscendo che un solo foro della città antica esisteva in corrispondenza della moderna Piazza delle Erbe. Alcuni lavori di scavo, eseguiti nel 1924, convalidarono la tesi: infatti alla profondità di metri 3,50 si raggiunse il suolo romano costituito da un lastricato di pietre bianche.

Successive indagini consentirono al Marconi (1937) di individuare nella cantina di Casa Curioni, all'angolo tra via Porta dei Borsari e Piazza Erbe, alla profondità di circa quattro metri, tre filari di larghe lastre di pietra bianca. Dal Iato opposto, nelle cantine di Casa Mazzanti, a circa quattro metri dal piano attuale della strada, è ancora presente l'antica pavimentazione in lastre di pietra rossa. Infine, è del 1986 la notizia del rinvenimento di un tratto della stessa pavimentazione, con un gradino del contorno, nelle cantine della casa ex Frignani, presso l'imbocco di via Pellicciai, alla profondità di metri 4,52.

Gli studiosi hanno dunque convenuto nell'affermare che Piazza delle Erbe conserva oggi la lunghezza dell'antica piazza, che era di metri 140 - pari a due isolati -; si riconosce invece che la larghezza risulta ridotta per l'avanzamento degli edifici moderni che ha dato alla piazza la nuova e caratteristica conformazione a fuso, mentre in antico essa era rettangolare.

La piazza romana seguiva da un Iato l'allineamento dell'attuale casa Mazzanti, dall'altro Iato si spingeva fino a via Pellicciai seguendo il fianco del monumentale edificio del Campidoglio. Un altro edificio pubblico si estendeva da qui fin verso San Tornio, "nel qual luogo - come scrisse il Canobbio - sono stati ritrovati pezzi di colonne e capitelli molto preziosi con alcune basi in opera, il che dà indizio che era un portico che riguardava il foro". L'Iconografia Rateriana, risalente al X secolo, mostra a questa altezza una serie di archi, mentre nel Ritmo Pipiniano a questo proposito si legge "in quattuor cantus magni instat fornices". Basandoci sui dati forniti da queste fonti, possiamo affermare che doveva esistere un portico che girava sui quattro lati del Foro ed avente un arco su ogni Iato, allo sbocco di quattro diverse arterie stradali.

Sul Iato nord, al cui centro è Palazzo Maffei, solo nel 1975, in seguito a lavori di scavo per verificare la stabilità deI palazzo, venne in luce in una cantina una grande struttura in mattoni larga tre metri. I lavori furono ripresi ed estesi ad altre cantine adiacenti solo nel 1983 e allora fu scoperto un allineamento composto da dadi di metri 3 x 3 in mattoni , sesquipedali, collegati fra loro da muri, pure di mattoni, lunghi metri 2,10 e larghi metri 0,90.

II perimetro non è stato ancora deI tutto individuato, tuttavia, secondo gli accertamenti condotti dalla Soprintendenza archeologica, doveva trattarsi di un tempio di grandi proporzioni che si estendeva fin sotto il vicolo Monte e sotto il Monte di Pietà così da raggiungere i limiti del Foro.

Sempre secondo dati forniti dalla Soprintendenza, furono inoltre ritrovati un grande basamento in marmo greco od orientale, senza iscrizione, con fori atti a reggere una statua che si presume in bronzo, blocchi, lastre, cornici lisce e sagomate, sette grandi basamenti di colonne scanalate in tufo rivestiti di stucco bianco, del diametro di metri 0,80-0,90. Tale misura fa dunque pensare ad un colonnato che doveva ergersi per circa nove metri conferendo maestà al tempio.

Giuliana Cavalieri, della Soprintendenza ai Beni Archeologici, ritiene che l'edificio sia stato costruito in epoca repubblicana. Ricava questa convinzione dagli elementi architettonici rinvenuti e dalla tecnica edilizia, identica a quella della cinta muraria tardo repubblicana.

Il tempio dunque dovrebbe essere stato edificato tra il 50 e il 40 a.C. quando, in base alla legge Roscia del 49 a.C. che riconobbe la cittadinanza romana alla Gallia Cisalpina, anche Verona divenne Municipio. Il tempio rinvenuto sotto Palazzo Maffei, che chiudeva a nord il Foro, doveva essere molto importante se non venne mai modificato, anche quando nel I secolo d.C. la città fu abbellita per darle maggior prestigio, e vennero costruiti due nuovi monumenti del Foro: il Capitolium e la Basilica, che con il tempio repubblicano formavano un angolo retto.
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