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Piazza delle Erbe

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La piazza occupa buona parte dell'area del Foro di Verona romana. Durante i secoli essa fu centro della vita politica ed economica cittadina: un ruolo che solamente l'espansione graduale della città verso Sud ha oggi in qualche misura attenuato,

La piazza è circondata da edifici e da monumenti che hanno segnato la storia di Verona.

Il lato settentrionale è occupato dall'antico palazzo del Comune , dalla Torre dei Lamberti , dalla Casa dei Giudici e dalle case dei Mazzanti .

L'antico palazzo del Comune fu eretto entro il 1194, ma presto un incendio lo distrusse (1218). Dopo la resa a Venezia della città (1405), il palazzo fu adibito a sede della Corte di Giustizia: in attesa che fosse costruito un nuovo palazzo come sede dei Consigli cittadini, per le adunanze consiliari ci si serviva della "domus nova", o Casa dei Giudici.

Il palazzo del Comune, alla luce della sua nuova destinazione giudiziaria, fu ribattezzato palazzo della Ragione, perché in esso si amministrava la giustizia civile e penale. Nel palazzo ebbero sede anche il Collegio dei Notai - che vi aveva una propria Cappella, dedicata a San Zeno -, l'Ufficio di Sanità, gli uffici del dazio della seta, la Camera fiscale e le prigioni. Soltanto la parte terrena del palazzo fu lasciata in uso ai privati per fondachi e botteghe.

Nel 1541, dopo un nuovo disastroso incendio, il palazzo fu rinnovato. Il 31 agosto 1723 scoppiò un altro violento incendio: i danni furono arginati, ma la sistemazione del palazzo dovette attendere il 1810. Fu allora che, sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Barbieri, fu ristrutturata la facciata verso la piazza secondo un gusto sicuramente neo-classico che nulla attiene alla struttura originaria tardo-romanica dell'edificio.

La Torre dei Lamberti in origine aveva altezza modesta, come dimostra la parte della canna dove i mattoni si alternano ai corsi di tufo. Nel 1463 essa fu elevata all'altezza attuale d’ottantatré metri. Nella Torre sono collocate due campane, la "Marangona" e il "Rengo".

La prima, che suonava la fine della giornata lavorativa, entrò in funzione almeno dal 1294; il "Rengo", invece, installato circa un secolo dopo, serviva a chiamare a raccolta il popolo ("Rengo" da arengo). Nel 1798 fu applicato alla Torre un grande orologio essendosi guastato quello che funzionava sull'attigua Torre del Gardello .

Sotto il cavalcavia che unisce il palazzo del Comune (o della Ragione) alla "domus nova" o casa dei Giudici, pende una costola di balena, la “Costa” , la cui presenza, documentata a partire dalla metà del Settecento, si spiega, forse, con il fatto che in quel lato della piazza si aprivano tre spezierie: cimeli di tale genere adornavano spesso quel tipo di botteghe.

La "Domus nova Communis" è citata a partire dal 1254. Essa fu adibita ad ufficio e abitazione del podestà e a sede per le adunanze dei vari Consigli cittadini. Il cavalcavia verso il palazzo della Ragione fu costruito probabilmente nel secolo XV, quando la "domus" era già diventata residenza dei giudici inviati da Venezia. Nel 1659 si decise di ripristinare il lato dell'edificio verso piazza dei Signori con un "prospetto di muro con tre archi".

Il passaggio che da Piazza Erbe immette nell'attuale Via Mazzanti aveva il nome di volto dei Centurioni: il nome attuale di Volto Barbaro discende dal fatto che il capitano Zaccaria Barbaro, nel 1476, provvide a dare una sistemazione decorosa al sito.

Il caseggiato che si stacca dopo il Volto Barbaro e che si allunga fino all'angolo del Corso Sant'Anastasia è conosciuto come "Case dei Mazzanti" . Nel secolo XIV l'edificio era frazionato in varie proprietà (botteghe, magazzini, abitazioni). La parte superiore dell'edificio apparteneva agli Scaligeri, che ne usavano come gran magazzino per i grani.

Durante la breve dominazione su Verona di Massimiliano d'Austria (1509-1517), l'edificio fu donato dall'imperatore a Giovanni Gonzaga, il quale, nel 1527, lo vendette a Matteo Mazzanti e ai suoi fratelli. Matteo Mazzanti fece dipingere da Alberto Cavalli mantovano le facciate dell'edificio prospettanti, rispettivamente, sulla piazza e sul corso "ad ornamento della patria e per decoro suo e dei suoi", come recita l'iscrizione latina dipinta nel prospetto verso la piazza. Gli affreschi furono restaurati per felice iniziativa della Banca Popolare di Verona.

Il Iato minore della piazza è concluso dalla solenne quinta barocca di Palazzo Maffei . All'inizio del Seicento i Maffei del ramo di San Benedetto, che possedevano quell'area, pensarono di erigere un palazzo monumentale. Esso fu dotato di una terrazza, sulla quale fu ricavato un giardino pensile d’agrumi. Forse il progetto della fabbrica giunse da Roma, dove i Maffei avevano parenti. Certamente l'architettura barocca del palazzo ed estranea alla cultura figurativa veronese. La balaustra che conclude il prospetto del palazzo è adornata da statue: da sinistra Ercole, Giove, Venere, Mercurio, Apollo e Minerva.

La Torre del Gardello preesisteva all'epoca scaligera, ma nel 1363 Cansignorio la fece restaurare e innalzare al livello attuale. Nel 1370 il signore vi fece collocare una campana, che serviva al rintocco delle ore (per tale ragione essa fu chiamata "campana dell'orologio"). Solamente nel 1421 un certo Domenico da Brescia offrì al Consiglio cittadino l'opportunità di costruire un orologio a vista sulla parte della Torre prospiciente la piazza.

Il Iato della piazza che intercede dall'angolo di Corso Porta Borsari a piazzetta XIV Novembre è citato nei documenti medievali con il nome di Borgolecco o Borgoletto. Le case sorgono sulle fondazioni del Campidoglio romano, che guardava verso il Foro con uno dei lati maggiori. Alcune case conservano resti di pitture a fresco. La casa al civico numero 23 ha subito un restauro in facciata promosso dalla Banca Popolare di Verona, che ha portato in luce quel che rimane delle pitture di Girolamo dai Libri: i quattro Evangelisti in alto e la Madonna con il Bambino tra San Giuseppe e San Giovanni Battista in basso.

Lo slargo intitolato al "XIV Novembre" fu sistemato nel primo dopoguerra per ricordare le vittime dell'incursione compiuta dagli aeroplani austriaci il 14 novembre 1915. Le bombe sganciate ebbero gravissime conseguenze sulla popolazione civile: ventinove furono i morti e quarantotto i feriti. Un altro ricordo vollero i Veronesi in onore delle vittime: con pubblica sottoscrizione commissionarono allo scultore Egidio Girelli la statua di bronzo che dal piedestallo domina la piazzetta. In questa piccola piazza nel secolo XV vi era la "prea del pesse" (pietra del pesce) e poco discosto la "gabia" entro cui erano rinchiusi i pennuti destinati alla vendita. La "prea del pesse" scomparve dopo l'apertura della pescheria nella piazzetta omonima , mentre la "gabia" fu trasferita vicino alla Torre del Gardello, intitolando il sito.

In angolo con la Via Pellicciai sorge l'edificio della Casa dei Mercanti , la cui fondazione risale al 1301. Nel corso dei secoli l'edificio subì varie trasformazioni. Nel 1797 la Casa mutò nome con quello di Camera di Commercio. Nel 1875 le condizioni statiche dell'edificio risultavano pessime; si pensò allora di ricostruire lo stabile dalle fondamenta: i lavori proseguirono tra il 1878 e il 1884.

Le anonime case che concludono il lato meridionale della piazza sono frutto di successivi interventi di ristrutturazione ma conservano ancora, nel caratteristico rapporto tra larghezza e altezza, il ricordo delle originarie case-torri dell'età comunale.

Il monumento più antico che adorna la piazza è la Fontana con la statua detta di "Madonna Verona" . In realtà si tratta di una statua romana, che un'epigrafe latina del IV secolo d.C. assicura essere stata trasferita con solenne cerimonia nel Foro attorno all'anno 380 d.C. Nel 1368, sotto la Signoria di Cansignorio, rinnovate la testa e le braccia della statua, fu costruita la bella fontana di piazza ad opera - sembra - di Bonino da Campione.

Altro monumento storico più volte rinnovato è il capitello, detto anche Tribuna ed erroneamente Berlina. Esso esisteva già nel secolo XIII, fulcro di molteplici attività cittadine: sotto di esso sedevano i podestà per la cerimonia dell'insediamento e là prestavano giuramento i pretori.

In capo alla piazza verso Via Cappello sorge un'antica colonna sormontata da un'edicola, nelle cui nicchie sono scolpite a rilievo le figure della Vergine e del i santi Zeno, Pietro Martire (compatrono di Verona) e Cristoforo. Colonna e edicola furono erette verso la fine del Trecento nei brevi anni della dominazione viscontea sulla città.

Dopo le vicende politiche legate alla temporanea occupazione di Verona da parte di Massimiliano d'Asburgo, i Veronesi, per farsi perdonare i sentimenti filo imperiali dimostrati in quelle circostanze, eressero in piazza una superba colonna in marmo bianco, sulla cui sommità fu issato, nel 1524, un "Leone marciano", simbolo della Repubblica di Venezia. Nel 1797, durante i primi tempi dell'occupazione francese di Verona, il "Leone" venne, con gesto simbolico, demolito. La statua attuale vi fu ricollocata soltanto nel 1886.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1995

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