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Piazza di San Zeno

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L'area sulla quale sorgono il complesso della piazza, della chiesa e del monastero zenoniani si sviluppa in destra Adige, poco al di sotto del Chievo e di fronte alla Campagnola. Già in epoca romana, la zona, pur essendo lontana qualche miglio dalla città, doveva essere abbastanza frequentata, perché lambita da una delle più importanti strade che collegavano Verona con le vicine città della pianura padana: la Via Gallica per Brescia e Milano.

Quest’arteria usciva dalla città attraverso la porta dei Borsari (chiamata di San Zeno durante il medioevo), raggiungeva il luogo dove più tardi sarebbe sorto Castelvecchio e dove già allora sembra esistesse un piccolo fortilizio, proseguiva costeggiando l'Adige per un tratto e piegava quindi a sinistra per continuare infine verso sud-ovest. La Gallica incontrava anzi, proprio in questa porzione del suburbio, la Postumia, prima di entrare in città.

Anche se periferica, la zona rivestiva un significato primario nell’urbanistica della Verona romana perché qui si estendeva la più grande necropoli della città: le testimonianze archeologiche venute alla luce, più o meno occasionalmente, in tutta l'area, documentano come lungo la Gallica fossero collocati, già a partire da porta dei Borsari e fin oltre l'attuale complesso di San Zeno, numerosi sepolcreti.

In uno di questi cimiteri, nei pressi della chiesa di San Procolo, la tradizione colloca, appunto, verso la fine del terzo secolo, la nascita del Cristianesimo a Verona. Gli atti dei Santi Fermo e Rustico ci informano che il vescovo Procolo se ne stava, infatti, nascosto in un romitorio non lungi dalla città: "... propter metum paganorum cum paucis christianis non longe a muris civitatis in monasterio suo habitabat". Nella zona di San Procolo erano stati del resto sepolti i predecessori di San Zeno, che verso il 360 doveva aver trasportato la sede vescovile all'interno della città, nella zona dove tuttora è la cattedrale.

La mostra di fine anni ’80 che i veronesi hanno potuto visitare nell'ospitale chiostro della basilica di San Zeno e che ha avuto per oggetto una proposta elaborata dall'architetto Cecchini di riqualificazione urbanistico-ambientale della piazza antistante la basilica e delle aree limitrofe, non poteva non partire - per studiare la formazione e la genesi di quella piazza - dalla situazione qui rilevabile in età romana, quando tutta la zona era un grande cimitero fuori porta, oltre la via dei sepolcri, lungo l'arteria che conduceva a Milano. Cimitero nel quale, accanto alle semplici sepolture terragne si elevavano anche monumenti funebri in marmo di notevoli dimensioni: tombe di famiglia e d’associazioni di mestiere, dotate di sculture e iscrizioni, come ben metteva in rilievo anche una mostra organizzata qualche anno fa - sempre nel chiostro della basilica -con la consulenza di Lanfranco Franzoni.

Molto opportunamente Franzoni aveva rilevato - proprio in quella circostanza - come: "l’individuazione del significato primario rivestito dal quartiere di San Zeno nel panorama della romanità di Verona era già compiuta da Felice Feliciano attorno al 1463, quando dedicava all'amico Andrea Mantegna la sua silloge di iscrizioni latine, (Verona, Bibl. Capitolare, Cod. CLXIX), che, prendendo le mosse da Verona, inizia elencando una ventina d’epigrafi riunite attorno a San Zeno e San Procolo", dove "questa larga presenza di materiale epigrafico trova la sua motivazione nel fatto che qui si estendeva la più grande necropoli della città romana".

Altre aree cimiteriali esistevano - ricorda sempre Franzoni - attorno alla Verona romana: "Ma nessun'altra delle necropoli veronesi ci ha tramandato così copioso materiale epigrafico e tanto significativo per la definizione del carattere di una necropoli romana" entro la quale in recinti di varia misura che potevano avere perfino un'area di quattrocento metri quadrati, trovavano posto monumenti funebri di varia forma, dei quali abbiamo sufficiente campionatura in quelli superstiti o distrutti. "L'immagine del quartiere San Zeno in età romana pertanto rimane saldamente ancorata a questi elementi: una strada pubblica e sulla sua destra, per chi si allontanava da Verona, tante tombe distribuite per la strada e l'Adige".

Testimonianze della presenza di tombe nell'attuale quartiere sanzenato sono venute alla luce a San Zeno in Oratorio, in vicolo Caserma Chiodo, nelle immediate vicinanze della stessa basilica di San Zeno e nella limitrofa zona di San Procolo, sempre cioè a breve distanza dal percorso della Gallica. E la stessa chiesa di San Procolo nasce nel V secolo in questo contesto cimiteriale. Nasce isolata: primo elemento costruito di una piazza che non c'è ancora e che prenderà una sua forma quando saranno qui costruiti, agli inizi del secolo IX, basilica e monastero zenoniani.

Se la piazza di una chiesa deve nascere, infatti, in un centro storico già fittamente occupato da case, si farà ad essa spazio abbattendo una serie di costruzioni. Ma se la piazza di una chiesa nasce con questa in aperta campagna, allora piano piano, su di uno slargo urbanisticamente non qualificato, le si creeranno attorno cortine di case, in maniera organica. E', quest'ultimo, il caso della piazza di San Zeno, davanti ad una basilica che quando fu fondata, nel secolo IX, niente aveva attorno a sé, se non una chiesa dedicata a San Procolo e molti resti di un cimitero romano, con monumenti fatiscenti che al più avranno potuto fornire materiali da costruzione.

C'era allora la possibilità di tutto inventare, tenendo comunque conto di alcune necessità: accanto alla basilica doveva esserci anzitutto un grande monastero con chiostri, giardini, orti, foresterie, stanze per l'abate e per i monaci; davanti alla chiesa e nello spazio fra questa e San Procolo era opportuno poi ricavare un sagrato, un'area di rispetto cioè che separasse, anche spiritualmente, il luogo del sacro dalle abitazioni degli uomini che, in relazione con il monastero, fossero venuti ad abitare il nuovo borgo; ed infine era necessario stilare una specie di piano regolatore per le case attorno, tutte di proprietà del monastero e affittate dapprima agli addetti al grande cantiere e poi a chi, nel borgo, si sarebbe venuto ad insediare.

La ricerca storica di Pierpaolo Brugnoli ha evidenziato che, alla piazza, che era in tal modo organicamente nata più di mille anni fa, sono state via via, in questi ultimi centocinquant'anni, snaturate le sue peculiari caratteristiche, fra le quali anzitutto proprio quella di essere un luogo, anche formalmente, ben definito, preludente al raccoglimento richiesto da chi dovesse poi entrare all'interno della basilica o dell'annesso monastero.

Anche il complesso zenoniano sorge dunque, come per la maggior parte dei grandi monasteri suburbani, in ampi spazi liberi fuori dalle mura lungo un’importante via di comunicazione. L'offerta da parte di questi agglomerati insediativi periferici di aree libere, terreni edificabili, possibilità di lavoro finirà a sua volta per favorire la formazione di veri e propri borghi, contribuendo in questo modo in maniera determinante allo sviluppo urbano. Anche attorno a San Zeno si forma, infatti, da subito una "villula": una piccola città, chiamata "burgus Sancti Zenonis" e della quale la fondazione monastica è senza dubbio il centro di gravità e l’elemento catalizzatore. Non si possono fissare delle date ben precise sulla nascita di questo borgo. Il primo documento originale relativo alla sua formazione è comunque del secolo IX e precisamente del 24 giugno 813; in esso si afferma che il vescovo Ratoldo dona ai chierici di Santa Maria Matricolare le decime ricavate dagli "habitantibus sive habitturis in villa Sancti Zenonis". Nel 969 un altro documento cita la "villa Sancti Zenonis", questa volta però in termini più precisi: annota, infatti, l'esistenza di cinque masserizii, cioè piccole corti agricole, le cui decime vengono donate ai preti del borgo, tranne quelle dovute ai chierici di Santa Maria Matricolare.

Risulta evidente che allora, all'interno del borgo, davanti alla basilica, doveva esser già nata una piazza nella quale annualmente si svolgeva anche, nelle feste del patrono, una famosa fiera. Una piazza però che allora, nel secolo IX, era più arretrata rispetto all'attuale, allineandosi idealmente con il lato occidentale del chiostro.

In età comunale (sec. XIII) la basilica sarà, infatti, allungata, mentre in età scaligera si assisterà anche alla costruzione della torre abaziale con l’avancorpo relativo e allineato a questa sul suo fianco sinistro. E sarà in tal modo definito, e fino ai nostri giorni, il lato orientale della piazza, mentre sugli altri lati nascevano, od erano già nate, altre spine di case a perimetrare uno spazio chiuso.

L'assetto della piazza di San Zeno non presenta dunque - come si vede anche dalla serie di mappe storiche esistenti - grandi variazioni nel tempo. Fin dall'origine "fulcro principale" sono state le due chiese e il sorgere nel loro immediato intorno dei primi insediamenti edilizi. Ancor oggi tutto ruota intorno a questo importante complesso monumentale costituito dalla basilica, dal chiostro e dalla chiesa di San Procolo, anche se ovviamente, tutto attorno, nel corso di più secoli, si sono verificate diverse e importanti trasformazioni, a cominciare dalla costruzione, voluta dagli scaligeri, della cinta di mura magistrali che - inglobando chiesa e monastero - misero fine alla vita autonoma della villula, assegnando al borgo un nuovo ruolo.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1989

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