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Ponte Catena

Verona / Italia
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E' il primo di Verona, all'avanguardia dell'abitato; fu costruito appunto per evitare il passaggio in città e congiungere, abbreviando, la via da Brescia, con l'altra, pur nazionale, al Brennero per VaI d'Adige.

Prende il nome dalla Porta Catena (dopo il bastione di Spagna) dalla quale, ai tempi della repubblica di Venezia, si tirava di notte una catena sul fiume, per impedire alle barche il contrabbando o qualche ostilità militare. Nel mezzo dell’Adige sorge ancora la torre che resisté a tutte le inondazioni e probabilmente serviva al corpo di guardia.

Benché modesto, il ponte ha importanza per il sito, memorabile nella preistoria e nella storia.

Negli strati di sabbia fino a quattro metri di profondità, furono trovati oggetti di selce lavorati, che dimostrano presso il ponte Catena, come a Quinzano, la presenza di abitatori preistorici.

Ma importanza ben maggiore nella storia ha per noi probabilmente il sito presso il quale sorge il ponte. Costantino, vincitore a Susa e a Torino, giunse da Brescia a Verona, guadò l'Adige (non v'era il ponte), vinse Ruricio, occupò Verona, risparmiò la vita ai vinti, marciò a Roma, vinse Massenzio al Ponte Milvio (il 28 ottobre 312); divenne Imperatore, diede libertà alla Chiesa.

Ma la marcia trionfale, la vittoria incominciò qui, presso il luogo dove si trova oggi il ponte Catena. Costantino, dalla data fatidica, settembre 312, incominciò le nuove indizioni che segnarono la cronologia negli atti pubblici fino alla caduta di Venezia. Qui, letteralmente, incominciò la nuova epoca per la storia; fu rotta la catena del paganesimo, auspicata la libertà, concessa nel 313.

Il sito, anche strategicamente, è verosimile qui, presso la città, per aggredire tosto Ruricio all'altra sponda; anche le fortificazioni venete posero qui il primo o ultimo baluardo. Comunque è il più indicato, vicino ai colli, facile al transito, meno osservato nella pianura, allora poco abitata.

Qualche accenno che lì, o vicino, passava una strada romana vien dato (seguendo il Canobbio) dalla Monografia Sormani-Moretti, dove afferma che la Via Claudia Augusta, la quale da Brescia arrivava a Verona presso San Zeno, all'altezza circa in cui sorgeva il cenotafio dei Gavi, quale via militare che non doveva entrare in città, passava a Campagnola per continuare poi verso il Tirolo. Qui si fanno molte supposizioni per ammetterne il giro e l'allacciamento in città, ma stando a quanto scrive Pirro Marconi (Verona Romana), che le due vie si congiungevano fuori, resta verosimile che la linea più breve e naturale fosse quella di Campagnola, oltre la linea poi fortificata, cioè presso il ponte attuale, ove non è escluso vi fosse un passaggio.

Ruricio, prefetto del pretorio e valoroso comandante dell'esercito di Massenzio, riparò a Verona, che chiuse alla destra dell'Adige, accampandosi alla sinistra. Costantino per circondarla e impedire soccorsi e viveri dal territorio a sinistra, doveva passare l’Adige, ben difficile in vista dei nemici ed impetuoso.

Scrisse il Maffei, interpretando a modo suo Nazario, il panegirista della battaglia «Mandò quindi parte dell'esercito più sopra e lontano dalla città, dove il fiume era meno rapido». Senza affermare arbitrariamente che il passaggio fosse lontano, è più verosimile ciò che scrisse il Venturi: «Fu nella parte superiore, in sito men custodito e i Massenziani restarono chiusi in città, o, se tentarono sortite furon sempre respinti».

Già era poco probabile strategicamente, che il passaggio di parte dell'esercito fosse molto lontano (dicevano a Parona) chè avrebbe costretto poi l'altra parte a mobilitarsi per raggiungerla, senza ottenere lo scopo di togliere al nemico il territorio a sinistra (Avesa, Ca' dei Cozi, Quinzano) onde poteva avere soccorso e viveri e avrebbe reso più difficile l'avanzata (retrocedendo) per l'assedio alla città. Del resto, con qualche contraddizione il Maffei soggiunge che col passaggio «restrinse poi Verona anche dall’altra parte... e fece Ruricio valida sortita, ma fu respinto con molta perdita». Dunque era chiuso in città dal nemico vicino.

Uscito (dalla parte opposta) pose insieme maggior numero di soldati, tornò. Costantino senza intermettere l'assedio, l'assalì presso le mura e lo ricacciò dentro, come dice il panegirista Nazario («Ruricius magna suorum clade reiectus in moenia»), e come dimostra il bassorilievo nell’arco di Costantino. Nella battaglia di notte, Costantino, combattendo anche personalmente ebbe piena vittoria e Ruricio fu sconfitto e ucciso.

Il Venturi aggiunge che «la conquista di Verona (la più antica che si conosca) si considerò uno dei più bei fasti di Costantino, da esser messa nell'arco trionfale... siccome quella che gli aprì la via libera a Roma.

Ciò è stato riportato per mostrare la verosimiglianza che il passaggio dell’Adige fosse presso al sito ove si trova il ponte Catena, o non lontano. Riassumendo: qui non era in vista e a tiro dei nemici, ormai dentro le mura, e non avevano cannoni: qui l’Adige non era rapido, come poi a Castelvecchio, e meno che a Parona, ove gli abitanti potevano dar l'allarme, mentre il sito qui era disabitato; con la strada vicina a San Zeno, evitava andirivieni inutile ed antistrategico, allontanandosi per poi retrocedere, e impediva i soccorsi. Questi argomenti sono considerati plausibili dai migliori studiosi, ma naturalmente la questione storica è assai controversa.

Sul ponte in sé abbiamo dati più certi. Fu costruito una prima volta dall’impresa Bertelé di Verona, su progetto tecnico proprio e su disegno dell'Arch. Mario Dezzutti di Torino. Lungo m. 112,50, largo m. 14,00, alto circa m. 8,00 sul greto del fiume, esso era costituito da tre arconi in cemento armato sui quali s’impostavano i pilastri sorreggenti il solaio d’impalcato. Fu fondato con scavi a cielo libero, approfonditi fino a 7 metri circa sotto il letto del fiume.

Fu inaugurato nell'estate del 1929. Nella notte dal 25 al 26 Aprile 1945 fu distrutto dai Tedeschi in fuga, facendo esplodere una carica esterna collocata sopra la chiave dell'arcata centrale. Questa spezzata precipitò nel fiume; delle arcate laterali la sinistra rimase intatta, la destra invece aveva reagito allo scoppio ed all'improvviso venir meno della spinta dell'arco distrutto con uno scorrimento sopra il pulvino d'imposta sulla pila di ben 20 cm. verso fiume, con un conseguente abbassamento in chiave di 30 cm.

Per la ricostruzione (eseguita a cura della stessa impresa) si sperò a lungo di poter conservare con opportuni interventi anche quest’arcata, ma infine fu deciso l'abbattimento, compiuto nel gennaio 1946.

Il ponte fu quindi ricostruito sostanzialmente identico al primitivo, di cui conserva l'arcata sinistra; solo semplificato nei prospetti e nella decorazione. Fu aperto il 15 agosto 1946, primo tra tutti i ponti ripristinati, a ricongiungere le sponde veronesi dell'Adige separate dall'inutile barbarie Teutonica. La notevole lunghezza, e il basso argine a destra lascerebbero dilagare le acque; ora varca la ghiaia asciutta.

A destra ricorda la guerra nel tiro a segno, nella caserma dei bersaglieri, nel baluardo veneto; a sinistra fa apprezzare la beneficenza nel grandioso nuovo ospedale costruito a reparti isolati, vero borgo di salute; fa godere la pace tra le igieniche ville di Campagnola e sul meraviglioso lungadige, massiccio per blocchi, verdeggiante per i pensili praticelli sulle sponde, costruito dal Genio Civile.
Fonte: Trecca

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