Porta Borsari - Verona

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Porta Borsari

Verona / Italia
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Quattro erano le principali porte aperte nella cinta muraria della Verona romana. Della porta in capo al decumano - chiamata Porta Borsari - esiste tuttora la facciata esterna (sotto la strada ci sono peraltro i resti del perimetro di tutto l'edificio); della porta in capo al cardo - chiamata Leoni - esiste tuttora la facciata interna, mentre recenti scavi archeologici hanno messo in luce quanto resta, sotto il piano stradale, di tutto l'edificio, comprese le due torri angolari verso la campagna. E sono pur venuti alla luce i resti delle due porte romane che si trovano sull’altra sponda dell’Adige, di qua e di là del Teatro Romano, gli uni a Santo Stefano, gli altri al Redentore. Scarsissimi gli uni, più abbondanti gli altri.

Porta Borsari fu aperta nella cinta muraria di Verona sul percorso della Via Postumia, che, entro le mura, costituiva il decumano massimo della città. La sua costruzione è da fissare attorno alla metà del I secolo a.C.; è contemporanea di quella di Porta Leoni e analogo ne fu, infatti, l'impianto e l'elevato in mattoni.

Attorno alla metà del I secolo d.C., come avvenne per l'altra porta, le furono poi rinnovate le facciate, addossandovi paramenti lapidei. Di tutto il complesso della porta è superstite ora soltanto - come si è detto - il prospetto verso l'agro, che assai più elaborato di quello precedente, di cui si rispettò probabilmente l'allineamento delle aperture, presenta sopra il piano dei fornici - impostati su un alto zoccolo, oggi nascosto sotto il piano stradale - due ordini di finestre, il primo in corrispondenza di un cammino di ronda, il secondo a giorno.

Porta Borsari era dunque l'ingresso principale alla città e, infatti, sul suo fregio venne apposta l'iscrizione, menzionante la ricostruzione delle mura, voluta da Gallieno nel 265 d.C. e operata in soli sette mesi, dal 3 aprile al 4 dicembre 265. L'evidente funzione di rappresentanza è sottolineata sia dalla ricca ornamentazione sia dalla vivace articolazione a edicole e corpi sporgenti.

Superstite nei secoli, pur con qualche mutilazione, la porta cominciò a mostrare vistosi segni di degrado intorno agli anni Sessanta. Nel 1970 si provvide ad un primo indilazionabile lavoro di restauro, fissando gli elementi più danneggiati con stuccature in resina epossidica e tondini d’ottone inseriti nella pietra, e ricoprendo le parti aggettanti e il piano superiore con lastre di piombo al fine di evitare ristagni dell'acqua. Nel 1980 si è dovuto tuttavia intraprendere una seconda e più complessa operazione di restauro anche questa portata felicemente a termine.

A seguito di una fortunata scoperta archeologica verificatasi qualche anno fa accanto alla chiesa di San Procolo, si è potuto anche conoscere quale fosse il nome della porta in epoca romana (l'appellativo Borsari è senz'altro medievale e viene dal fatto che qui sostassero i bursarii, addetti probabilmente all’esazione dei dazi): il nome era allora quello di Porta di Giove che a sua volta le veniva dal fatto che qui, appena fuori della cerchia delle mura (ove adesso è Via Diaz) sorgesse un tempio dedicato a Giove (i cui resti sono adesso visibili ai giardini del Cimitero Monumentale). La lapide scoperta a San Procolo nomina, infatti, i cavallari della Porta Giovia, riuniti in collegio professionale e che alla porta avevano anche una loro sede per il disbrigo d’adempimenti relativi soprattutto al servizio postale.

Corso Porta Borsari è una fra le più belle strade di Verona. Resa recentemente pedonale, su di essa si affacciano numerosi palazzi storici che si vanno giorno per giorno restaurando, e ai piani terra dei quali si aprono eleganti negozi. Di questi palazzi vanno almeno nominati quelli che furono dei Ferriani (in precedenza dei Rizzardi) degli architetti veronesi Lelio e Vincenzo Pellesina, il complesso conosciuto come lo StaI de le vecie che fu già dimora dei Da campo, Palazzo Realdi-Monga ricostruito nel secolo XVIII su disegno del Pasetti, la cinquecentesca casa di Vincenzo Curioni sull'angolo di Piazza Erbe, Palazzo Guerrieri con lo scalone ornato delle statue del Finali.
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