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Ormai soltanto chi lascia la città dal ponte del Saval, può abbracciare con lo sguardo l'intero paesaggio di Quinzano. Posto a nord-ovest, in una valle circondata dalla fascia collinare più vicina a Verona, con l'olivo e la vite in buona simbiosi anche con lo sviluppo edilizio più recente, che ne ha quasi annullato il confine con i quartieri urbani di Borgo Trento-Pindemonte e di Ponte Crencano, Quinzano deve a questa sua felice posizione geografica la più antica frequentazione umana del Veronese.

All'incirca 200 mila anni fa, nel paleolitico inferiore, all'acme della glaciazione Rissiana, qui visse I'Homo Quintianensis, del quale al Museo di Storia naturale di Verona si conserva una parte di cranio, l'osso occipitale. La stazione preistorica di Quinzano è fra le più importanti d'Italia, anche per il ritrovamento d'alcuni reperti d'animali fossili (in particolare di un mammut o elephas trogontherii, di un gigantesco megacero, di un bisonte e di un grande cervo elafo) e di un esemplare dei primi strumenti usati dall'uomo: l'ascia a mano chelleana.

Secondo l'ipotesi etimologica più convincente, Quinzano deve il suo toponimo d'origine romana alla distanza da Verona, che è di circa cinque chilometri da Porta San Giorgio. Altre congetture toponomastiche risalgono alla locale famiglia romana dei Quintii. La più antica menzione di Quinzano è presente in un importante documento della storia medioevale veronese: il testamento dell'arcidiacono Pacifico, datato 9 settembre 844. Ireneo Pacifico (776-844), arcidiacono della Cattedrale di Verona, architetto, paleografo, matematico e teologo, d'origini longobarde, quasi certamente nacque a Quinzano e qui il 6 agosto dell'844 fece consacrare da Itiprando, un vescovo al seguito dell'imperatore Lotario, in visita a Verona, la chiesa di Sant'Alessandro, nei secoli successivi dedicata a San Rocco.

Nell'ottavo secolo, sulle colline del borgo visse eremita Sant'Alessandro che, dal 712 al 728, divenne il quarantesimo vescovo di Verona. Sul suo sacello, probabilmente sulla sommità del colle, furono costruite le strutture più antiche di un'altra chiesetta quinzanese, oggi denominata San Rocchetto.

Nel testamento di Pacifico, la menzione di Quinzano è legata all'istituzione di uno xenodochio, un ospedale per pellegrini bisognosi, nei pressi della sua casa, vicina all'oratorio di San Giovanni Battista, l'attuale Parrocchiale. Citando il testamento dell'arcidiacono Pacifico, dunque, sono già stati menzionati i tre maggiori edifici sacri di Quinzano.

La chiesa parrocchiale, dedicata alla decollazione di San Giovanni Battista, nel centro del borgo, sorge sull'area di una cappella-oratorio, di cui si ignora I'anno di consacrazione, ma che dovette precedere la data della stesura del testamento, giacché questo scritto ne fa riferimento. L'attuale parrocchiale è il risultato d'alcuni ampliamenti in varie epoche. Il più significativo avvenne nel 1790-91 per opera dell'architetto Luigi Trezza: che progettò anche la facciata e, nel 1824, il campanile.

Degno di nota il fonte battesimale che risale al 1430, in marmo rosso, a coppa ottagonale. Fra le pale esposte in chiesa va segnalato il dipinto di Antonio Badile con San Valentino, San Giovanni Battista e la Vergine con bambino, sul primo altare, entrando a destra. La pala sull'altare maggiore con il Martirio di San Giovanni Battista è di Agostino Ugolini ed è stata dipinta nel 1803.

Troviamo menzione della chiesa attualmente di San Rocco, dopo il primo riferimento contenuto nel testamento dell'arcidiacono Pacifico, in una sentenza del vescovo Tebaldo dell'8 settembre 1140, che dichiarava l'edificio sacro, allora dedicato a Sant' Alessandro, di pertinenza del monastero di San Martino di Avesa e non del Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Verona.

Dal 1478 al 1480, Verona fu decimata da una terribile pestilenza e da quel periodo divenne consuetudine effettuare il 16 agosto una processione votiva da San Giovanni in Valle alla chiesa di Sant'Alessandro, probabilmente perché era stato eretto un altare od era stata posta una statua del santo francese. Da allora, il santuario fu dedicato a San Rocco ed il 19 luglio 1486 il Comune di Verona ne ottenne il giuspatronato, obbligandosi a riedificare e ad ampliare l'edificio. La chiesa, passata alla Comunità di Verona, fu ingrandita e rinnovata nelle forme attuali. Il Municipio di Verona vi provvide fino al 1868, quando cercò di cederla al Capitolo dei Canonici che la rifiutò per il pessimo stato in cui si trovava.

Il santuario di San Rocco è attualmente di proprietà del Comune di Verona. Presenta un'ampia navata con cinque altari, su cui sono poste alcune pregevoli tele. Del tardo '400-primo '500 risultano due trittici, attribuiti alla Scuola del Cespo di garofano e più recentemente ad Antonio di Giovanni Badile; altre tele sono opera di Pietro Benaglia, Claudio Ridolfi e della Scuola del Brusasorzi.

La chiesetta di San Rocchetto, sul colle soprastante (oggetto negli anni Ottanta di accurati restauri), è invece legata ai pellegrini veronesi reduci dalla Terrasanta. Anche da Verona, fra il IX e XIV secolo, partirono molti di questi viaggiatori della fede, i palmieri, i quali al ritorno trovarono in città aderenze con i luoghi santi visitati. Verona divenne una Gerusalemme minore e sul colle ad ovest di Quinzano fu localizzato il Calvario (in seguito storpiato in Cavro). Su questa altura, i reduci dalla Terrasanta costruirono una grotta con un ricolmo che rappresentava il Golgota, sul quale posero tre croci. Nella grotta collocarono un sepolcro con le immagini di Cristo e degli altri personaggi della passione.

L'edificio sacro attuale è del 1511: fu voluto da una compagnia laicale del Santo Sepolcro, attiva nel Duomo di Verona. L'architettura della chiesetta è semplice. La facciata presenta tre finestre ed è spezzata da un portico arioso, sulle cui arcate sono posti sei stemmi di nobili protettori. E' segnata la data del 1586, ad indicare forse un restauro. All'interno, troviamo un unico vano con tre piccole absidi semicircolari; nell'abside centrale, dietro l'altare maggiore, cui si accede mediante uno strettissimo deambulatorio, è collocato un sepolcro con un gruppo di antiche statue che rappresentano il compianto di Cristo morto.

Per quanto concerne l'architettura civile, particolare interesse offre villa Rizzoni, denominata il Castello, posta nel centro del quartiere. Da scavi eseguiti nelle vicinanze, sono emersi cocci romani e medioevali, tali da ipotizzare la presenza di una villa romana od un castelIum civile e militare.
Il palazzo fu abitato nel Cinquecento da Benedetto Rizzoni, uno dei più illustri umanisti veronesi. Dell'epoca, resta il corpo rettangolare centrale della villa. Anche un papa si interessò di questo edificio: fu Innocenzo VIII, che nel 1522 firmò una bolla di scomunica contro gli ignoti ladri che avevano rubato nella villa di Benedetto, allora scrittore apostolico della Curia romana, quindi vicino al Pontefice.

Dal 1254, Quinzano fu integrata con la città, di cui costituì una delle 58 contrade, e fu inserita nel quartiere di Castello. Rimase inglobata nella municipalità veronese durante l'età veneziana e per tutto il confuso periodo successivo alla caduta della Serenissima.

Dal 1° maggio 1816, sotto la dominazione austro-ungarica, divenne Comune autonomo fino al 17 febbraio del 1927, quando il regime fascista ne soppresse l'autonomia amministrativa. Da allora è frazione del Comune di Verona.

Nel corso dei secoli, l'agricoltura fu la principale attività dei quinzanesi, ma fin dall'XI secolo gli abitanti erano occupati nell'estrazione e nella lavorazione del tufo, utilizzato per la costruzione di numerose fabbriche religiose e civili cittadine. l più precisi dati sull'entità della popolazione sono quelli relativi al Gran contagio del 1630: morirono 436 quinzanesi (169 uomini, altrettante donne e 98 bambini) su 862 abitanti.

Il nucleo storico del rione conserva ancora il tessuto urbanistico medioevale nel Cortio (attuale piazza San Valentino), a Prele (via Prelle) ed a Val (via Tagliamento). Assai caratteristici gli alti muri a sasso nella zona di Villa (via Villa e via Carcereri) e nella contrada di San Rocco.

Se Quinzano vanta la più remota presenza umana nel Veronese, non dobbiamo dimenticare un altro primato. Sulle sue strade nel 1884 circolò il primo autoveicolo del mondo: un triciclo con motorino a benzina, messo a punto dall'ingegner Enrico Bernardi che, nell'officina della sua villa quinzanese in via Tosi, elaborò la prima autovettura della storia. L'invenzione dell'automobile fu però riconosciuta a Karl Benz.

Risparmiata da insediamenti industriali, a margine della trafficata rete viaria per Trento e per il Brennero, Quinzano oggi costituisce ancora uno splendido ambiente naturale e culturale da valorizzare per il futuro.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1995

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