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Sant'Anna d'Alfaedo

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Sant'Anna d'Alfaedo è comune montano, della Lessinia veronese. Il suo territorio sovrasta le tre vallate maggiori della Valpolicella, ossia quelle di Negrar, Marano e Fumane.

Ad economia un tempo quasi esclusivamente boschiva, prativa e seminativa, il paese gode oggi di una certa prosperità economica, non certo per attività tradizionali, ma per merito delle numerose cave della pietra caratteristica della zona: la cosiddetta pietra di Prun, con la quale non solo sono state costruite tutte caratteristiche abitazioni della zona (dalle mura perimetrali al tetto), ma sono stati pavimentati, ad esempio, anche tutti i marciapiedi della città di Verona.

Una pietra che la natura ha provveduto a fornirci già in lastre (Iastame è chiamata) e che molti laboratori locali provvedono a nobilitare con martellinature, bocciardature, lucidature al servizio di un mercato che ha da tempo varcato i confini provinciali e conosce I'esportazione entro e fuori i confini nazionali. Una fonte di ricchezza dunque per tutti gli abitanti di questo Comune posto a cappello della Valpolicella, molti dei quali avevano dovuto in un passato ancora recente emigrare in altri Comuni del fondovalle, dove i redditi fossero meno incerti di quelli che un'attività agro-silvo-pastorale, praticata con sistemi tradizionali, poteva offrire.

Assieme al Capoluogo (con Campostrin, Cona, Pozze, Vaona e Zivelongo), fanno parte del Comune anche Cerna (con Boar, Maso e Spiazzi), Fosse (con Adamoli, Camparso, Casarole, Coste, Martelungo, Michelazzi, Tommasi), Giare (con Saletti), Ronconi (con Ceredo, Vallene, Cescatto, Laita, Provalo, Selvavecchia, Steffani) e Vaggimal (con Corrubio, Crestena e Giardino).

Sullo sfondo è il Corno d'Aquilio, donde le vedute della sottostante Valdadige sono bellissime e sul quale ormai si arriva comodamente in macchina attraverso una nuova strada aperta circa vent'anni fa.

Sull'altopiano del Corno, là dove arriva la nuova strada, è anche l'apertura della Spluga della Preta: una dolina ad imbuto alla quota di 1475 metri, che, con i suoi quasi mille metri di profondità, è uno dei più celebrati abissi carsici del mondo.

Accanto ad essa c'è pure una chiesetta alpina dedicata a tutte le vittime della speleologia: sorge proprio a poche decine di metri dalla dolina d'ingresso della Preta, su terreno donato dai proprietari delle malghe vicine. Il recinto, il tetto ed il rivestimento murario sono costituiti dalla cosiddetta pietra di Prun (che si cava peraltro anche a Sant' Anna e a Gorgusello), la quale s'intona egregiamente con I'architettura delle malghe e con il paesaggio circostante.

Sempre in tema di monumenti naturali, e pur se in territorio di Grezzana, va ricordato, nei pressi di Sant' Anna, anche l'ardito Ponte di Veja, formato fantasticamente dalla natura in sola roccia viva. Largo quasi sei metri, la sua corda è, da ponente, di 390 metri e, da levante, di 52 metri circa.

Elevato dal fondo valle di 29 metri con uno spessore di 6 metri circa, gli si aprono ai fianchi due grotte: una piccola, l'altra molto più grande. La grotta piccola è quasi impraticabile, l'altra, che s'interna sotto il monte, è accessibile. In esse furono scoperti molti resti d'abitati preistorici. Il ponte è meta quotidiana di visite da parte di curiosi e di naturalisti. Ma com'è nato il ponte di Veja? Lo spiega il geografo Giuseppe Corrà: il ponte rappresenterebbe I'architrave d'ingresso di un antico cavernone carsico, sottrattosi al crollo della volta centrale della caverna perché le acque torrentizie, che una volta scorrevano sul ponte, furono totalmente catturate da inghiottitoi che si erano aperti nel tetto della caverna. L'arcata, costituita da tenaci lastriformi calcari del Rosso ammonitico, dotati di gran capacità portante, fu così risparmiata, mentre il torrente andò scavando nei sottostanti calcari più deboli una sempre più grand'apertura che preparò il formarsi dell'attuale slanciata architettura del ponte.

Ma le meraviglie geologiche di Sant'Anna d'Alfaedo non finiscono qui. Nelle cave di pietra del Monte Loffa vengono sistematicamente alla luce straordinari pezzi paleontologici come grandi squali, razze o gigantesche tartarughe marine, che in parte sono ospitati al Museo di Storia Naturale di Verona e che in parte saranno sistemati nel locale costruendo Museo. Le rocce del Cretaceo superiore hanno qui conservato, insomma, una ricca fauna fossile di vertebrati marini, che, se fino a pochi anni fa andavano distrutti (sia perché i cavatori non si rendevano ben conto di cosa si trattasse, sia per diffidenza verso le autorità preposte alla difesa del patrimonio paleontologico), oggi - per merito di un gruppo d'abitanti del paese, tra cui alcuni cavatori, e del Museo di Verona - possono essere salvati.

La zona di Sant'Anna d'Alfaedo era già abitata fin dalle età preistoriche: i rinvenimenti de Le Guaite, Ca' del Per, Covolo della Volpe, Zivelongo, Sant'Anna, Campostrini, Ca' del Vecio, Dosso del Toie, Monte Loffa, Monte San Giovanni, Campo Paraiso, Casarole, Covolone del Valentin, Covolo della Robba, Covolo dei Camerini, Monte Cornetto del Semalo, Fosse, le Gobe, Ceredo, Ponte di Veja, Giare, Monte Tesoro hanno testimoniato la presenza di numerosi castellieri e restituito un'infinità di reperti, in parte da sistemare anche nel locale museo che accoglierà pure reperti dell'alta valle di Fumane (Molina soprattutto), tutti in grado di offrire al visitatore un quadro completo della preistoria locale.

La preistoria della zona di Sant'Anna d'Alfaedo può descrivere il tipo di vita condotto sia dagli uomini del Paleolitico (dal 350.000 fino al 10.000 a.C.) sia dai nostri antenati dei periodi successivi (Neolitico, Eneolitico), con particolare riferimento alle testimonianze relative ai culti funebri ed in particolar modo alle tombe a cista, all'industria campignana, ai caratteristici strumenti in selce a lavorazione bifacciale (scalpelli, picconcini, raschiatoi ecc.) diffusi dal Neolitico a tutta l'età del Bronzo.

Un discorso a parte meriterebbero le stazioni del Monte Loffa il quale - sia per la presenza dell'uomo dal Paleolitico all'età del Ferro che per la gran quantità dei ritrovamenti - può essere considerato un significativo punto di riferimento per tutta la zona di Sant' Anna d'Alfaedo. Tra i reperti rinvenuti sul Monte Loffa vanno ricordate anche le cosiddette "selci strane": si tratta di falsi, fabbricati da operai, che furono oggetto a suo tempo di una diatriba internazionale.

Dall'età del Bronzo a tutto il periodo dell'occupazione romana, la presenza dell'uomo è continua, così come si può presumere per tutto l'Alto Medioevo, se è longobarda, come tutto invita a credere, l'ascia dal taglio prolungato verso il basso proveniente da qui e assai simile a quelle venute alla luce sia a settentrione sia a meridione delle Alpi in tombe risalenti all'età delle trasmigrazioni dei popoli che devono essere datate al VII secolo.

Tra i manufatti storicamente importanti è, sempre sul Monte Loffa, la chiesa di San Giovanni Battista, insigne monumento all'interno del quale riposano tra l'altro le spoglie mortali di Guido Antonio Maffei, suocero di quel Giulio della Torre che è il costruttore dell'omonima villa di Fumane, conosciuta in loco come el palasso.

Di questa chiesa così scriveva duecentocinquant'anni fa, nella sua monumentale opera sulle chiese di Verona, Giovanni Battista Biancolini, asserendo che essa era la primitiva chiesa al servizio delle popolazioni delle tre località sotto menzionate:

"L'antica e prima chiesa di questa terra, cioè la matrice, è posta nell'alta cima d'un monte in luogo solitario, ed è dedicata a San Giovanni il Battista. Nel XV secolo più d'un miglio da quella distante fu edificata un'altra chiesa, e fu dedicata al vescovo S. Marziale, ed a San Giovanni Battista, e in questa fu trasferita la cura parrocchiale insieme colla residenza dell'arciprete, onde ora la chiesa antica è custodita da un romito, e vi si officia solo una volta il mese. Dicono essere stata nella cima di quel monte la detta chiesa fabbricata, perché dominava le comunità d'Alfaè, di Erbezo e di Sant'Anna, le quali dalla detta Pieve erano dipendenti. Ma queste presentemente hanno cura separata, né in altro conoscono questa pieve se non nelle sole congregazioni, che or si fanno da' parrocchi delle medesime".

Della chiesa antica - sempre che fosse esistita, perché fino alla metà del secolo XV i documenti sinora noti non vi fanno mai riferimento - oggi, comunque, niente sussiste. Nemmeno il campanile che, pur con richiami a forme vagamente romaniche, deve risalire anch'esso, come la nuova chiesa, ai primi decenni del secolo XVI. Una lapide collocata all'interno ci assicura invece che la chiesa - ricostruita o costruita per la prima volta - fu consacrata con I'altar maggiore il 27 luglio 1524 da Bartolomeo Averoldo, bresciano, vescovo calamonense, suffraganeo del vescovo di Verona, in onore di San Giovanni Battista, con la reposizione delle reliquie dei Santi Felice e Paolo, concedendo le solite indulgenze. L'iscrizione continua ricordando come nel 1633 la chiesa, di giurisdizione di San Marziale di Breonio, fosse restaurata con le elemosine dei fedeli, essendo arciprete di Breonio Giovan Battista Fraccaroli.

Le notizie fornite dunque dal Biancolini sono quasi del tutto prive di un qualsiasi fondamento storico. E c'è da aggiungere a questo proposito come invece si abbiano notizie più antiche relative piuttosto alla chiesa di San Marziale di Breonio, il che farebbe pensare che quest'ultima esistesse quando quella di cui ci stiamo occupando non era ancora nata, e che piuttosto da San Marziale di Breonio dipendessero tutte le cappelle del circondario, quella di Monte Lotta compresa.

La suggestiva chiesetta di San Giovanni, tradizionalmente definita romanica, almeno fin da Simeoni, ma non presa in considerazione da Arslan, sorse su terreni che fin dal 1014 un diploma imperiale assegnava a San Zeno. Purtroppo non è datata la rozza iscrizione sopra la porta laterale della chiesa, che cita come promotore di una qualche opera un certo Cristoforo. Sembra, in ogni caso, verosimile che San Giovanni in Lotta risalga al XIII secolo, mentre è certo che nel 1454 era cappella officiata dal rettore della chiesa di San Marziale di Breonio, l'una e l'altra indipendenti di fatto dalla pieve di San Floriano.

Sant'Anna è comunque parrocchia dal 1458. La costruzione dell'attuale chiesa pare sia iniziata nel 1626, mentre a Fosse, la chiesa, detta l'oratorio dei Boschetti od anche oratorio delle Fosse, fu eretta nel 1512 e riattata nel 1908. L'ultimo oratorio eretto nell'antica parrocchia di Sant' Anna fu quello di Ronconi: sorse nel 1788 e fu aperto al culto nel 1791, mentre divenne sede della parrocchia di Ronconi nel 1943.

Anche Ceredo ha un oratorio del 1721, dedicato all'Immacolata, e Vallene - contrada ai piedi del Corno Mozzo - ebbe il suo oratorio dal 1665, stante le difficoltà per raggiungere la parrocchia di Sant'Anna. Cerna è comunque la frazione più grande e popolata del comune. Alla parrocchiale del 1735, nel 1798 fu eretto il campanile su disegno di Luigi Trezza. La chiesa fu poi ampliata nel 1954. Più antica è invece a sud del paese la chiesa di Santa Cristina che pare sia stata eretta nel secolo XVI.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1994

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