Stefano da Zevio - Verona

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Stefano da Zevio

Veronese (c. 1375-1438).

Molte le discussioni intorno a quest’artista, a cominciare dall'appellativo di zeviano, (che tuttavia gli resta nella nomenclatura ufficiale) all'esistenza di un omonimo contemporaneo. I documenti lo danno vivo tra gli anni 1374 e 1438, e si ricorda un suo viaggio a Castelbreughier nel Trentino.

Il Vasari descrive l'ammirazione di Donatello per i suoi affreschi. Il suo stile muove da Altichiero, trova la continuazione nella prima maniera di Pisanello; ma non sembra probabile l'asserzione del Vasari che egli sia stato il maestro del Liberale. Egli è il primo assertore in Verona, di quel neogoticismo di provenienza oltremontana e di valore internazionale che, sceso per la Val d’Adige, diede all'Italia settentrionale una precoce e fuggevole primavera d'arte.

Il realismo trecentesco architettonico e plastico è travolto da una spazialità indeterminata, in cui poteva soggiornare l'astrazione e il simbolo. I contorni figurativi sono sottili e a spirali decorative, lo stesso chiaroscuro è sostituito dal colore; colori tenui e raffinati costituiscono sui fondi azzurri e sui fondi dorati fiorite armonie cromatiche. Con i fiori, gli animali popolano le scene sacre per la letizia di un sogno naturalistico. Forse derivazione dalla miniatura gotica.
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