Teatro Romano - Verona

Login / Registrazione
travelitalia

Teatro Romano

Verona / Italia
Vota Teatro Romano!
attualmente: 08.67/10 su 6 voti
Indirizzo Orari Biglietti
Rigaste Redentore, 2 - Verona Orari: 8,30-19,30 - lunedì 13,30-19,30 – orario ridotto durante le giornate di spettacolo Ingresso a pagamento.
Il Teatro fu ricavato sulle pendici del colle di San Pietro, avendo di fronte la città romana, al di là del fiume. Si tratta di un edificio tipico della cultura greca introdotto piuttosto tardi nella Roma repubblicana.

I teatri di età repubblicana erano molto semplici e in legno: spesso si trattava di un palco provvisorio con un fondale dipinto e fronteggiato da file di panche. Quello che si ritroverà più tardi per la rappresentazione della Commedia dell' Arte. A Roma sembra che gli spettacoli teatrali siano stati introdotti intorno al 264 a..C. ma che un edificio in muratura per rappresentazioni sia stato costruito soltanto nel 174 a.C. e fu subito demolito dopo i ludi per cui era stato edificato. Si colloca intorno al 55 a.C. la datazione del primo teatro stabile romano, edificato da Pompeo.

Poiché si ritiene che il Teatro veronese risalga all'ultimo quarto del I secolo a.C., sarebbero passati soltanto una ventina d'anni tra la costruzione di quello dell'Urbe e il nostro.

Il Teatro veronese, insieme a quello di Trieste, è tra i più significativi per dimensioni e per stato di conservazione della X Regione augustea, le attuali tre Venezie.

Si diceva che il teatro è tipico della cultura greca e tale derivazione non riguarda soltanto i vari generi di rappresentazione ma anche la struttura e la tecnica di costruzione del luogo teatrale.

Come in Grecia anche a Verona si utilizzò infatti la collina per scavarne un semicerchio a cono capovolto destinato a sostenere la gradinata, càvea, per il pubblico degli spettatori.

Il palcoscenico, dove avvenivano le azioni teatrali, era collocato di fronte alla càvea e aveva alle spalle l' Adige, fondale fisso di una struttura architettonica in muratura. Tra càvea e scena si stendeva il piano dell'orchestra, quella che noi chiamiamo platèa, ed era destinata in parte ad essere occupata con sedili mobili da personaggi autorevoli, patrizi e cittadini che ricoprivano cariche civili e politiche.

Il fondale scenico superstite sulla scena del teatro veronese è conservato per circa la metà e consente di immaginare la struttura originale suddivisa in tre nicchie, di cui quella centrale più profonda e curva e le laterali minori a pianta rettangolare.

Il proscenio, e quindi il palcoscenico, dominavano la platea da un'altezza di metri 1,40, mentre il diametro del semicerchio dell'orchestra misurava metri 29,60.

L’ima càvea, la càvea bassa, costituita da gradoni in pietra bianca, era divisa in sei settori a cuneo da cinque scalette in marmo rosso di Sant' Ambrogio di Valpolicella. Queste, coi loro gradini di minore altezza, consentivano di raggiungere agevolmente i posti a sedere nei vari settori (cunei). La scala centrale partiva dal terzo gradone in basso, come avviene nel teatro di Trieste, il che fa supporre che questo spazio al centro della càvea fosse destinato a tribuna imperiale o palco d'onore.

I gradoni, ritrovati in parte intatti e ricomposti il resto nel corso della ricostruzione del Teatro, sono ventitre ma si pensa che in origine fossero venticinque. L'ultima parte dell'emiciclo, quella che era detta summa càvea, càvea alta, non è stata ricostruita ma soltanto delineata con un terrapieno. Si pensa fosse composta da dodici gradoni.

L'accesso all'orchestra avveniva da due ampie gallerie coperte allineate lateralmente alla scena. Si suppone che questi accessi, cryptae, fossero coronati al loro affacciarsi sull'orchestra da logge in funzione di palchi detti tribunalia.

Di questo teatro romano costruito alla fine del I sec. a.C. e in seguito restaurato e rinnovato, oggi possiamo ammirare soltanto ciò che è stato recuperato e ricomposto fra la metà del secolo XIX e il XX.

Terremoti, alluvioni dell' Adige e invasioni barbariche l'avevano parzialmente rovinato fino dall'antichità quando ciò che rimaneva fu sepolto sotto costruzioni di edifici religiosi e abitazioni private. Testimoni di tali interventi l'alto muro del convento di San Gerolamo e la chiesa di San Siro e Libera che dominano ancora la càvea.

Eppure, anche nei "secoli bui" del Medio Evo si parlò sempre del "teatro", nelle cui rovine si annidavano eremiti e artisti che pregavano o lavoravano in quelle che erano chiamate "grotte".

Dal Cinquecento, gli studi rinascimentali di storici e architetti riaccesero l'interesse per ciò che si celava nelle viscere del colle di San Pietro. Il pittore veronese Giovanni Caroto e Andrea Palladio, basandosi su ricerche, ritrovamenti e geniali intuizioni, disegnarono splendide ricostruzioni ideali del Teatro. Ma soltanto dopo la metà del Settecento si operarono degli scavi, sia pure occasionali, e un secolo dopo Andrea Monga, benemerito cittadino, continuò ricerche e studi con intendimenti scientifici.

Il Monga acquistò tutte le case che affollavano il fianco della collina ma non andò oltre un 'indagine di superficie. All'interno degli edifici conventuali soprastantI, tale indagine mise in luce un'importante opera di isolamento dell'intero manufatto: un'intercapedine larga oltre due metri, lunga oltre ottanta, per quanto si è posto in luce, e profonda diciotto, che correva lungo il perimetro della càvea impedendo l'infiltrazione delle acque. Tale fossa fu espurgata dell'ingentissima massa di materiale accumulato nei secoli.

Nel 1885 fu pubblicato uno studio rigoroso sul Teatro in cui l'autore, Serafino Ricci, auspicava la ripresa degli scavi che iniziò dieci anni dopo, quando il Comune di Verona, con il contributo della Cassa di Risparmio, procedette all'acquisto dell'intera area.

Con il materiale recuperato venne allora sistemata parte della càvea. I lavori che ridettero a Verona la prima immagine del teatro romano terminarono nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale. Nel 1931 furono abbattute le ultime case rimaste sull'area del Teatro, nel 1938-39 si condussero scavi e lavori di risanamento nella fossa scenica e nell'estate del 1959 si procedette allo scavo e alla rimozione della terra che colmava gli spazi fra i grandi muri di sostegno della càvea verso occidente. Infatti il criterio di costruzione del Teatro veronese è misto: mentre la parte centrale della càvea posa sul terreno della collina, i gradoni laterali si prolungano su mura che a loro volta si irradiano a raggiera, e per questo sono dette "radiali", a destra e a sinistra con funzioni di sostegno. Animatore e guida degli scavi effettuati fra le due guerre nella fossa scenica, verso piazza Martiri e vicolo Botte fu il professor Antonio Avena, allora direttore dei musei veronesi.

Molto del tufo cavato dal monte (materiale di mediocre qualità perché facile alle infiltrazioni e allo sfaldamento) era stato usato già in origine per la parte meno in vista del Teatro e anche a questa utilizzazione si deve forse il precoce deperimento dell'opera. Vedi la parte superstite dell'edificio scenico in opus quadratum, "opera quadrata", risultante da una semplice sovrapposizione di grossi parallelepipedi tufacei.

Gli stessi muri radiali di sostegno sono rivestiti di mattonelle rettangolari di tufo mentre l'interno è costituito dalla cosiddetta "opera a sacco", un tipo di impasto misto di calce, ciottoli e scaglie di cui avremo occasione di riparlare. Una particolarità edilizia è data dall'uso di tufo e pietra impiegati contemporaneamente: le semicolonne che decorano le murature sono infatti in tufo nel fusto e in pietra, nel rocchio di base e nel capitello che le sovrasta.

Un criterio che affidava le posizioni più esposte al , materiale più resistente. Il teatro presentava all'esterno la caratteristica sovrapposizione dei tre ordini architettonici classici. In basso arcate scandite da semicolonne tuscaniche, in mezzo arcate con semi-colonne coronate da capitelli ionici e, più in alto, le arcate del terzo ordine risultavano scandite da pilastri coronati da "capitelli a sofà".

La struttura interna, al di sopra della càvea, era conclusa da un ambulacro semicircolare alto due metri e trenta, conservato per un terzo circa della sua lunghezza. Lo sovrastava una galleria alta 5 metri, illuminata da una serie di archetti, ricostruiti oggi in posizione più arretrata. Su alcuni di questi si leggono i nomi di importanti gentes, famiglie, veronesi fra cui i Valeri e i Gavi.

Per una scala si passava poi a un terrazzo alto 28 metri sul piano dell'orchestra. In questo terrazzo, profondo 20 metri e dalla parete tagliata nel tufo della collina, si apre un "Ninfeo" rettangolare, più largo che profondo.

Altre due terrazze sono sovrapposte a questa, la prima 6 metri più in alto e arretrata di un metro e mezzo, la seconda e ultima è invece arretrata di sette metri e offre quindi un ampio terrazzo belvedere. Entrambe queste terrazze hanno la parete di . fondo alta circa cinque metri e mezzo rivestita in opus reticulatum, una muratura di rivestimento in blocchetti piramidali di tufo a base quadrata, che formano una superficie simile a una rete, da cui il nome. Sono conservati in questi muri un grande nicchione semicircolare e la decorazione a specchiature simili a finestre grandi e piccole alternate, separate da semicolonne lisce. Il secondo muro è arricchito da una decorazione più complessa: ogni quattro finestre uguali c'è una porta e, al centro, una grande nicchia curvilinea.

Nel 1962 in questa zona è stato operato un restauro con l'aiuto dei disegni del Palladio: sono state ricostruite una parte di muratura e quattro semicolonne sulle quali sono stati posti i capitelli antichi.

Tra i ritrovamenti avvenuti in vari tempi va ricordato il frammento di iscrizione onoraria per un restauratore del Teatro, patrono di Verona, decorato con quattro vessilli e le corone vallare e trionfale.
Condividi "Teatro Romano" su facebook o altri social media!

Teatro Romano - Commenti [0]

 

Aggiungi commento


Nome
Cognome
Email (non sarà pubblicata)
Commento (non sono ammessi tag HTML)
Inserisci il codice di sicurezza indicato di seguito*
 
Vuoi ricevere via email la notifica per ogni nuovo commento inserito?
No Si

* Impedisce l'esecuzione di script automatici non autorizzati.