Trincee della Lessinia - Verona

Login / Registrazione
travelitalia

Trincee della Lessinia

Verona / Italia
Vota Trincee della Lessinia!
attualmente: 05.78/10 su 9 voti
24 MAGGIO 1915: I 149 TUONANO

Arnaldo Fraccaroli, inviato speciale del Corriere della Sera nel settore Baldo-Lessinia, così annotava le proprie impressioni sulla prima giornata di guerra sul fronte di pertinenza della Fortezza Verona: «le poche salve d’artiglieria venivano dai monti lessini, dove pure si deve aver fatto un'avanzata, che mi è impossibile di conoscere nei particolari, perché stasera dopo il lungo giro sul Baldo e quest'ultima escursione in Vai d’Adige sino al confine, non ho la possibilità di andare anche lì».

Da Malga Podestaria, spiantate le tende subito dopo aver ricevuto gli ordini dal generale Cantore, il ten. col. Umberto Zamboni, con i capitani Buzzetti e Ranieri, mosse verso Passo Malera; gli obiettivi seppur noti erano evidenti: occupare tutto l’altopiano e spingersi sino al gruppo del Carega; il primo contatto con il nemico si ebbe a Bocca Trappola, Passo Pertica, Monte Corno, Malga Foppiano. Le truppe del settore avanzarono occupando la dorsale di Cima Carega, Cima Mezzana e Coni Zugna; nel frattempo le compagnie 57a e 58a tentavano invano di scalare Cima levante q. 2.021 da Sud, ma ricevuto un nuovo ordine, retrocessero e si spinsero sino a Campogrosso. Spetterà alla 30a e 60a compagnia alpina del Vicenza occupare Cima Mezzana e Coni Zugna. Cima Carega venne raggiunta dal battaglione alpini Verona (due compagnie, la 57a e la 58a), rinforzato da una compagnia del Vicenza (61 a) partita dal Passo della Lora e dal Monte Plische. Nel primo bollettino di guerra a firma del generale Cadorna, comparivano i monti veronesi: «il 24 maggio le nostre truppe prendendo ovunque l'offensiva occuparono i seguenti punti ... terreno a nord di Ferrara di Monte Baldo - Monte Corno - Malga Foppiano sul versante nord dei lessini...».

La vetta dell'Altissimo, difesa da una linea di trincee e ricoveri blindati, venne occupata il 25 maggio da altre compagnie del Battaglione Alpini Verona, la 56a, la 73a, la 92a. La Val Lagarina, secondo settore del comando Fortezza Verona, aveva per base i forti di Chiusa e di Rivoli, supportati dal forte di Naole, ricoveri e trincee a Cavallo di Novezza, Monte Cerbiolo con avanguardie a Bocca Navene. Nelle retrovie il Battaglione Val d'Adige (256a, 257a, 258a compagnia) presidiava le località Novezzina, Novezza, Artillon e Malga Spin. La zona di Verona era diretta dal generale Gaetano Gobbo, cui erano affidate le aree fortificate e le truppe a difesa dell’altopiano lessinico, Val Lagarina e Lago di Garda. In tutto aveva a disposizione circa 500 ufficiali e 23.000 uomini di truppa.

La zona Baldo-Lessini era agli ordini del generale Antonio Cantore -successivamente avvicendato dal generale Imerio Gazzola - comandante della III Brigata Alpini dislocata da oriente del Lago di Garda alla Val Lagarina e alla dorsale Carega-Zugna. Sul Monte Baldo era operante il 6° reggimento alpini comandato dal col. Ugo Porta, mentre il 113° e 114° reggimento di fanteria brigata Mantova erano dislocati in Val Lagarina. Il solo gruppo Lessini era formato da due compagnie del battaglione Verona e cioè dal II e III fanteria. Inoltre erano presenti, in tutto il fronte lessinico, tre batterie del 29° Campagna e della 29° Batteria da montagna 10° gruppo di Genova, che coprivano, però, tutto il confine fino all’alta Val di Revolto, unendosi così al V Corpo d'Armata al Passo delle Tre Croci (ora Passo della Lora). Gli armamenti ovviamente erano più imponenti sul versante occidentale ed orientale della Lessinia, poiché a diretto contatto con gli eserciti avversari.

La Val Lagarina, oltre al già conosciuto sbarramento Rivoli, venne rinforzata dagli italiani con un triplo sistema di fortificazioni. Il primo era rappresentato dal Monte Altissimo, con tre ordini di trincee, di cui la terza, la principale, andava dalla sommità del Monte Altissimo alla cima del Monte Vignola, fino al Monte Cornale. Il secondo sistema comprendeva gli sbarramenti di fondovalle tra Serravalle ed Ala. Il terzo sistema - di fatto si trattava della prima linea avanzata -correva tra il fiume Adige ed il Leno di Vallarsa, con la prima linea tra il Monte Coni Zugna e Passo Buole; seconda linea Cima Levante, Cima Posta, sbarramento di Ala e dorsale Carega. Infine una linea leggermente più arretrata che dal Lago di Garda, Monte Baldo, Monte Cerbiolo, Monte Corno d'Aquilio e tutto il margine settentrionale dei Monti Lessini, si congiungeva poi, attraverso il Monte Obante, al sistema difensivo precedente. Il gruppo occidentale dell’Altipiano della Lessinia, più precisamente a Monte Castelberto, era rinforzato con 4 cannoni da 149 G; altri 4 cannoni da 87 B erano in posizione a Casara Pidocchio. Il gruppo orientale era armato con 4 cannoni da 149 posti a Cima Mezzogiorno; altri 4 cannoni della stessa portata furono portati a Monte Tomba e 8 cannoni da 87 B a Malga Podestaria. Successivamente il settore Baldo-Lessini, l'11 agosto 1915, fu trasformato nel settore Val Lagarina e suddiviso in due sottosettori, Monte Baldo e Adige. Di fatto, la Lessinia perdeva di importanza vista anche la rapida avanzata oltre confine. Solo nel 1916 riacquistò valore strategico, quando si ebbe la sensazione del prepararsi di un’offensiva in grande stile proprio nel saliente trentino, la Strafexpedition, così chiamata dagli austriaci, perché lo scopo dichiarato era quello di dare una dura lezione all'arrogante Italia.

In quell'anno non furono pochi gli abitanti dell'altipiano pronti a far "fagoto" soprattutto dalle contrade limitrofe al confine, dove nel caso di uno sfondamento del fronte si sarebbero ben presto trovati in prima linea. Del resto il precipitare degli avvenimenti portava a queste tragiche conclusioni. Il 14 maggio 1916, sotto l'effetto di un formidabile bombardamento, ebbe inizio la "Spedizione punitiva" austriaca: gli echi delle esplosioni giungevano chiaramente anche in Lessinia e chi poteva correva alle alture guardando con estrema preoccupazione i bagliori su Coni Zugna e Passo Buole, posizioni pesantemente bombardate sul finire del mese di maggio, preludio del successivo durissimo scontro frontale tra fanterie.

L'esito della Strafexpedition non ebbe ad interessare la Lessinia poiché lo sfondamento avvenne altrove. L'altopiano rimase così relativamente "tranquillo" e le posizioni immutate fino al termine del conflitto.

MULATTIERE, SENTIERI E TRINCEE: ITINERARIO NELLA LESSINIA

Risalgono ai primi mesi della Grande Guerra i miglioramenti eseguiti alle vie di comunicazione con la costruzione di nuove strade. Venne sistemata la strada per Peri, si sostituirono le disagiate mulattiere preesistenti con comode carrozzabili, compresa la strada di risalita da Ala per Sega fino a Malga Fittanze, e da lì ad Erbezzo, Castelberto, Podestaria e Boscochiesanuova. Il progettare e realizzare strade, sebbene su tracce di vecchi sentieri, stupisce ancor oggi per la celerità di ultimazione; basti pensare che la strada che da Erbezzo sale a Castelberto fu iniziata il 15 agosto 1915 ed ultimata 45 giorni dopo, il 20 settembre, dalla 10a compagnia della Milizia territoriale del 3° Genio.

Ad Erbezzo è segnato in loco la via da prendere per Castelberto, per una comoda strada le solo nell'ultimo tratto risulta essere ancora sterrata. Poco prima di arrivarci vale la pena di sostare a Malga Lessinia per visitare un curioso "Blockhaus" ancora in buono stato di conservazione con tutt'intorno trincee, feritoie a raso terra e camminamenti che attraversano da una parte all'altra la soprastante strada. Ancora pochi minuti e si arriva a Castelberto, interessante un tempo dal punto di vista strategico militare ora naturalistico.

Vistose trincee sottolineano la sua importanza tattica: si trattava, infatti, di uno dei pochi punti avanzati, protesi sulla Valle dei Ronchi e la cittadella di Ala. Guardandoci attorno non mancano curiosità; tra queste un interessante serbatoio di acqua ricavato sfruttando una naturale canaletta che convoglia l'acqua piovana in una diaclasi a mo' di pozzo. Anche qui ricoveri in caverna, camminamenti, basamenti per le tende, piccole costruzioni in muratura, e più in là le buche per le latrine, inconfondibili per la loro forma quadrata. Inoltre si possono osservare i cippi di confine, numerosi in zona.

Il ritorno segue la linea di confine, percorrendo la strada da Castelberto a Malga Podestaria e San Giorgio. La strada in terra battuta è in ottime condizioni e procedendo ad andatura turistica si possono ancora fare osservazioni sull'ex confine. Cima Mezzogiorno e Bocca Gaibana meritano una breve sosta. AI primo punto si possono individuare i basamenti circolari dei famosi cannoni da 149 A e 149 S (batterie mobili e batterie campali a lunga gittata); sulla base di uno di essi si può ancora leggere il numero della batteria 933esima che nel 1916 era diretta dal tenente Ruggero Jenna. Da quelle postazioni partirono i colpi di sbarramento, oltre Cima Carega, contro Anghebeni, Foxi e Raossi, località dalle quali mossero gli austriaci per la spinta finale della grande offensiva del 1916.

Dal diario storico del Settore sinistra Adige, scritto in bella calligrafia, si leggono le operatività:

«6 Giugno ore 9:30. Ala segnala che truppe nemiche a scaglioni si inoltrano pel valIone di Foxi, ma essendo l'osservazione impossibile per la nebbia, non si ritiene opportuno di iniziare il tiro. Ore 10:30, osservatorio (posto a monte di Cima Levante località Jacolle con collegamenti telefonici) nota ragguardevoli raggruppamenti di truppe austriache e materiali presso Anghebeni. Si inizia subito il fuoco con le batterie da 149 A di Cima Mezzogiorno e Castelberto, la prima della quale spara granate, la seconda obici. I risultati sono buoni e i raggruppamenti vengono dispersi. Ore 20. L'osservatorio segnala numerosi piccoli posti (posizioni) a linee successive di trincee del Sommai Basso, presso Raossi. Si eseguisce un tiro di aggiustamento su di esse da una sezione della batteria da 149 S di Castelberto. Si sparano 18 colpi e raggiunto l'aggiustamento si sospende il fuoco».

Il 9 giugno, sotto l'incalzare degli avvenimenti, venne approntato in batteria un enorme obice da 305 nella postazione di Castelberto e 4 obici da 210 a Casara San Nazaro; si spara su Morgia, Staineri e Anghebeni in Vallarsa.

Per alcuni giorni si combatte ancora duramente. Dai rapporti stesi a Malga San Giorgio e poi a Casara Gaibana, sedi del comando delle batterie, traspare l'ansia del combattente e l'esultanza del vincitore: «ore 9:30 (del 10 giugno 1916) si è cessato il fuoco in seguito ad assicurazione avuta dall'osservatorio che i bersagli nemici sono stati battuti, colpiti, e dispersi».

A questo punto non resta che prendere la strada che porta a San Giorgio e Castel Malera, località che permettono ancora di soffermarci tra le trincee e quindi concludere il viaggio a Boscochiesanuova e ritornare a Verona.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1992

Condividi "Trincee della Lessinia" su facebook o altri social media!

Trincee della Lessinia - Commenti [0]

 

Aggiungi commento


Nome
Cognome
Email (non sarà pubblicata)
Commento (non sono ammessi tag HTML)
Inserisci il codice di sicurezza indicato di seguito*
 
Vuoi ricevere via email la notifica per ogni nuovo commento inserito?
No Si

* Impedisce l'esecuzione di script automatici non autorizzati.