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Verona viscontea

Il dominio visconteo (1387-1402) fu rigido e severo, contrastato da lotte e ribellioni domate nel sangue.
Gian Galeazzo si curò quasi solamente di rafforzare, per il proprio interesse, le difese della città contro la crescente potenza di Venezia. Apri nuove vie (e fra queste Via Nuova), ampliò e restaurò le mura, eresse i castelli di San Pietro e San Felice, costruì una munita cittadella e, in provincia, grandi fortificazioni sul Mincio, presso Borghetto.
La cittadella era una fortezza quadrata che si estendeva da Piazza Bra’ a Porta Nuova e da Corso Porta Nuova all'Adige. Era protetta da una fossa profonda e le mura erano rivolte, come ancora si vede, contro la città; ne rimane il tratto fra Ponte Aleardi e Piazza Bra’, con i Portoni ed il torrione pentagono.
Contro questo complesso di fortificazioni, nel quale aveva concentrato gran numero di truppe, s'infranse la rivolta tentata nell'anno 1390 dalla popolazione, spinta dalle promesse d'aiuto di Samaritana della Scala, vedova di Antonio.
Seguirono tre giorni di eccidi e saccheggi (25-27 giugno 1390).
Troppo tardi i Veronesi si accorsero di essersi dati un nuovo padrone, che non migliore degli altri e preoccupato unicamente del proprio interesse si era appropriato di quasi tutti i beni ecclesiastici e gravava la popolazione con tasse eccessive.
Nell'anno 1393 Gian Galeazzo ordinò una minuziosa revisione degli Statuti: il mutamento più significativo fu la soppressione di tutte le disposizioni sulla milizia comunale. La costituzione amministrativa rimase quasi immutata; si conservarono la zecca e le scuole superiori.
L'anno dopo riformò gli Statuti della Domus Mercatorum. Con la morte di Gian Galeazzo, cadde anche la Signoria Viscontea in Verona (1402).
Francesco da Carrara, Signore di Padova, chiamato a sé Guglielmo, figlio naturale di Cangrande Il, penetrò con l'aiuto degli stessi cittadini in Verona e fece proclamare Signore Guglielmo, tenendo per sé Vicenza e parte del Legnaghese (10 aprile 1404). Pochi giorni dopo Guglielmo moriva, forse avvelenato dallo stesso Francesco, e veniva sepolto nell'urna del padre.
Prima che i figli di Guglielmo, Antonio e Brunoro, fossero proclamati Signori, il Carrarese li fece arrestare e s'impadronì del potere. Il gesto sleale contribuì a fargli perdere, entro pochi mesi, la Signoria e la vita.
Al secolo XIV risalgono, oltre i monumenti già ricordati e le Arche Scaligere, vero miracolo dell'arte gotica, numerose chiese che fondono felicemente elementi romanici e gotici: Sant'Anastasia, San Fermo, Sant'Eufemia, San Tomaso. Esse furono arricchite ed in parte trasformate durante Il Rinascimento.
Fonte: Le Guide 1

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