Via Garibaldi - Verona

Login / Registrazione
travelitalia

Via Garibaldi

Verona / Italia
Vota Via Garibaldi!
attualmente: 06.40/10 su 5 voti
Via romana importante se vi passava un acquedotto e conduceva alla zona delle terme. Alquanto decaduta nell'età di mezzo e moderna, per la mancanza di un ponte che la continuasse oltre il fiume.

Risparmiata quasi del tutto dai bombardamenti del 1944-45, oggi ambientalmente ripete gli stessi caratteri di forte e continuo movimento diurno già rilevati per Via Rosa, per cui può considerarsi fra le principalissime arterie della città.

Via Garibaldi, nel dopoguerra, ha visto l'ammodernamento o la rinnovazione di quasi tutti i suoi negozi, e l'apertura di nuovi, per alcuni dei quali si sono utilizzati perfino spaziosi atri d'ingresso: o corti interne di case e palazzi.

Ma quanti altri cambiamenti in questa ormai vecchia strada da vari decenni in qua! Essa ha mutato non poco d'aspetto primieramente intorno al 1880, allorché, per far posto al Palazzo Miniscalchi si sono abbattuti gli edifici della Cortalta ed eliminata la tradizionale piazzetta Buri.

In tempo più vicino (1942) si è avuta la demolizione della chiesetta-oratorio di S. Elisabetta (già Santa Maria Novella) che sorgeva attigua all'altra, tuttora esistente, di San Pietro in Monastero, e della quale si sono conservate le due colonne tortili che n'ornavano il portale, ed ora stanno ai lati d'ingresso di una piazzetta interna (di pertinenza della Cassa di Risparmio) dalla quale si possono osservare alcune tracce romaniche della chiesa soppressa.

Per ultimo - intorno agli anni '50 - la via ha perduto una sua nota edilizia assai caratteristica, con la sparizione del vecchio Palazzo Neville (in angolo con lungadige Panvinio), dal quale si controllava il traffico del ponte quand'era soggetto a pedaggio. Il palazzo è ricordato ancora, con quelle sue curiose vedette sporgenti agli angoli, e con tutt'intorno la decorazione di molti medaglioni d'uomini celebri di ogni parte del mondo. Allineati senza distinzione di nazionalità, essi rappresentavano una vera alleanza internazionale di valori spirituali di eccezione! Purtroppo, una qualunque casa novecento ne ha preso il posto.

Via Garibaldi vanta due palazzi degni di menzione: il grande Palazzo Miniscalchi con ampio cortile, già circondato da una ricca artistica cancellata in ferro, e l'ex palazzo Ghirardini (prima Sparavieri) adattato a sede centrale della Cassa di Risparmio. Il primo ha ospitato, durante il Congresso di Verona (1822) Maria Luisa, vedova di Napoleone. Il secondo, durante lo stesso congresso, ha accolto il principe Carlo Augusto Von Hardenberg, Cancelliere del Regno di Prussia e nel 1799 ospitò gli ufficiali dell'armata russa del famoso generale Suvarov

Prima di arrivare al ponte, a sinistra, c'è la piazzetta di Santa Maria in Solaro, dove un tempo sorgeva la chiesetta di questo nome, della quale è rimasta solo un'edicoletta gotica con la scritta: S. MARIAE INSULARIS, e due sedili di pietra con le parole: AVE MARIA.

Al posto dell'antica chiesetta si trova una modesta casa con trattoria, alla quale un pergolato di vite all'esterno conferisce una cert'aria suburbana.

Tra la prima e la seconda guerra , mondiale questa trattoria, gestita amabilmente dalla signora Amalia Valle, ebbe alquanta rinomanza, perché la frequentava spesso, solo o con amici, il Poeta di Verona, Berto Barbarani.

A destra della via, prima dello Stradone Duomo (ora Arcidiacono Pacifico) s'incontra il Vicolo Barchetta toponimo preso dall'insegna di un'osteria che tuttora vi esiste, e più avanti, strettissima, la Via Salici alla quale si discende per una gradinata. Nella zona tra il ponte e il Duomo, la tradizione ci ha tramandato il ricordo di terme romane, delle quali si sono trovati alcuni resti.

Ed eccoci arrivati al ponte, per costruire il quale in origine (1864) si dovette demolire una chiesetta, detta di San Paolo Vecchio.

Non sarà male a questo punto, rievocare il vecchio ponte de fero, con i suoi doppi parapetti metallici e le garitte dei custodi alle opposte estremità. Anche molti anziani ben ricordano questo caratteristico manufatto che nei passaggi laterali riservati ai pedoni, aveva il fondo in piccole traverse di legno, spesso mal connesse, contro le quali si rovinavano le punte delle scarpette femminili, e quando erano in riparazione obbligavano i pedoni a passare sul mezzo del ponte, dove transitavano i veicoli.

La tariffa di pedaggio era di soli due centesimi, vulgo "palancheta". Ma per chi doveva passarvi più volte al giorno, o per le famiglie numerose la spesa - a quei tempi - diventava notevole; per cui qualche pedone si adattava a fare un lungo giro, e attraverso il ponte Pietra entrava od usciva da Porta San Giorgio. Rimedio illusorio, poiché se risparmiava due centesimi, consumava più rapidamente le scarpe. I due centesimi erano dovuti per ogni due piedi che toccavano il piano del ponte; per cui spesso si vedevano transitare due ragazzi, uno sulle spalle dell'altro…

E qualche volta succedeva pure chi taluno, ritenendo di poter profittare della momentanea distrazione del custode, tentava di passare oltre gratis. Ma difficilmente riusciva a farla franca, perché il cerbero dell'opposta estremità, avvisato da un convenuto segnale acustico, si faceva avanti in tempo ad esigere la "palancheta". E sapete poi come si controllava il traffico pedonale del ponte? Dalla più vicina delle vedette sporgenti del Palazzo Neville un apposito incaricato, con gli occhi costantemente rivolti al ponte, lasciava cadere in un recipiente, un fagiolo per ogni persona che transitava…

Se per ultimo dal ponte diamo un'occhiata al di là, troviamo che dove pochi decenni or sono si estendevano i pingui orti della Campagnola, già meta di passeggiate sentimentali al chiaro di luna, con le povere case del Pra' santo allineate sul fiume, dove i molini e le ruote idrovore cantavano la poesia di Verona, oggi sorge un moderno vasto quartiere di ville, iniziatosi col lungo Viale Nino Bixio negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale (1910-1914). Questa nuova bella via oggi rappresenta, praticamente, il naturale prolungamento di Via Garibaldi fino al lontano grandioso complesso degli Istituti Ospedalieri.

A guerra finita (1918) si aprirono molte altre strade e il popoloso quartiere è tuttora in sviluppo. Qui Verona oggi conta la sua miglior parte moderna, che va lentamente ma continuamente estendendosi verso Castelvecchio e San Zeno.

NOTA TOPONOMASTICA

II toponimo di Via Garibaldi è nato nel dicembre 1866 per deliberazione del patrio Consiglio, subito dopo l'annessione di Verona e del Veneto al nuovo Regno d'Italia Sabaudo, ed è perciò oramai più che centenario. È stato uno dei primissimi toponimi, che con Cavour, Re Vittorio, Carlo Montanari ed altri furono dedicati ai benemeriti della raggiunta indipendenza nazionale. Col nuovo toponimo si sono sostituiti due toponimi preesistenti, e cioè: Via San Pietro in Monastero, dall'incrocio di Via Emilei all'altro con Via Pigna a destra e S. Mammaso a sinistra, e Via San Fermo di Cortalta da detto incrocio al ponte.
Fonte: Vita Veronese - 9/1952

Condividi "Via Garibaldi" su facebook o altri social media!

Via Garibaldi - Commenti [0]

 

Aggiungi commento


Nome
Cognome
Email (non sarà pubblicata)
Commento (non sono ammessi tag HTML)
Inserisci il codice di sicurezza indicato di seguito*
 
Vuoi ricevere via email la notifica per ogni nuovo commento inserito?
No Si

* Impedisce l'esecuzione di script automatici non autorizzati.