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Via Leoni

Verona / Italia
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In continuazione di Via Cappello, la strada si allarga notevolmente, diventa spaziosa e luminosa e assume il nome di Via Leoni. È una via di breve percorso ma importante, per la presenza di due fra i più celebri monumenti della città: la porta romana detta dei Leoni e la chiesa medioevale romanico-gotica di San Fermo Maggiore.

Alla sua estremità orientale sorge il Ponte delle Navi, famoso per il ricordo della battaglia tra Cangrande II e il suo ribelle fratello naturale Fregnano (1354), per la stazione fluviale che lì presso esisteva in passato con la dogana delle merci, e per l'episodio settecentesco di Bartolomeo Rubele.

Il ponte attuale, rivestito esternamente di cotto per intonarsi alla vicina chiesa di San Fermo, è stato inaugurato nel 1947 in sostituzione di quello ricostruito sulle pile preesistenti l'anno 1936, e distrutto dai tedeschi nella terribile notte sul 25 aprile 1945.

All'inizio della via, a sinistra, prospetta il fianco destro del Palazzo De Stefani, al quale ben sarebbe appropriato il nome di palazzo dei leoni, giacché la grondaia che gira tutt'intorno ai quattro lati del tetto, nonché i balconi marmorei, sono invariabilmente sostenuti da medaglioni formati da teste di leoni. Gravemente danneggiato dalla guerra il palazzo fu restaurato subito dopo, ripristinandovi in massima parte le linee architettoniche originali.

La sua facciata principale guarda la Corticella Leoni dove scoppiarono alcune bombe, ma una seconda facciata - essendo il palazzo isolato - dà sul retrostante strettissimo Vicolo Amanti, dal quale (rimasto indenne), meglio si può osservare la sua primitiva struttura e trovare il suo vecchio numero civico: 1373.

Della gemina Porta dei Leoni che segue (e non Leona come reca l'insegna di un albergo lì presso), si vede il solo lato interno, mentre l'esterno stava in origine alquanto più avanti verso il ponte, in linea con le mura romane che provenivano da Via Leoncino e finivano al fiume.

Nel vasto palazzo segnato a destra col civico n. 4 (che nel cortile rimodernato mostra tuttora un vecchio pozzo marmoreo abbandonato) morì nel 1828 il poeta veronese Ippolito Pindemonte, come ricorda una poco felice iscrizione accanto al portale d'ingresso.

Un accento caratteristico conferisce a Via Leoni quell'edificio con portico che sta di fronte alla porta romana e che, al di sopra del tetto presenta una terrazza e più indietro una sopraelevazione terminante con merlatura veneziana e guglie agli angoli sormontate da una stella.

Saggio notevole d'architettura rinascimentale si ha invece più avanti, con il Palazzo Bottagisio (al n. 10) in angolo con lo Stradone di San Fermo, dove sono da ammirarsi in particolare l'atrio spazioso a colonnati e lo splendido scalone marmoreo che conduce al piano nobile.

Ma non sfugga nemmeno il bel portale cinquecentesco, scolpito a simboli guerreschi sugli stipiti di marmo rosso, che orna la casa n. 9 a sinistra. Se poi si vuol provare qualche impressione passatista di vie secondarie e vicoli veronesi, si percorra il vicino Vicoletto Leoni, passando sotto un arco traversale e poi si giri a sinistra sulla Via Giuseppe Righetti.

Nell'ultimo suo tratto verso il ponte, la nostra via s'insuperbisce della stupenda visione pittoresca delle absidi di San Fermo, che pure di notte risplendono con la luce di potenti riflettori. E' una visione di sovrana bellezza e va goduta collocandosi sul marciapiede che fronteggia lo stradone di San Fermo, in linea con l'angolo del Palazzo Bottagisio. Presso il ponte, il modesto monumento di Umberto I ricorda la visita che il re fece a Verona nella triste circostanza della terribile inondazione sofferta dalla città, nel settembre 1882.

Via Leoni comunica direttamente con la Bra' a mezzo dell'importante arteria dì Via Leoncino.

Al tempo romano via Leoni era detta "Via Regia" fuori mura. Ciò spiega la sua larghezza e la sua irregolarità edilizia a paragone della Via Cappello che corrisponde al tracciato interno del Cardo massimo. Si vuole che anche allora un ponte romano esistesse un po' più a monte dell'attuale ponte delle Navi, e che su quel ponte passasse la via Postumia. Circostanza questa che avvalorerebbe la grande importanza che in quel tempo remoto avrebbe avuto l'attuale Via Leoni.

Nel medio evo la via fece parte delle contrade di San Fermo e Sant'Andrea. Dopo l'occupazione napoleonica, alla fine del Settecento, appartenne al rione centrale delle piazze.

NOTA TOPONOMASTICA

Il toponimo di Via Leoni si ritiene derivato dall'esistenza lungo la via di un frammento marmoreo (acroterio o sepolcreto) rappresentante due leoni accosciati che ora trovasi presso il monumento di re Umberto, ma molti anni fa stava molto vicino al Vicoletto Leoni.

Il toponimo in parola non può essere però di uso molto antico, giacché nel basso medioevo la porta romana dei leoni era detta Porta di San Fermo, e San Fermo era la contrada cui apparteneva. Indubbiamente il toponimo ha origini più recenti e in ogni modo sussisteva alla fine del Settecento, quando i francesi occuparono la città. Di ciò si ha una sicura prova dalla breve iscrizione scolpita entro un tondo sul fianco destro del palazzo De Stefani già nominato (nel quale è raffigurato un leone affiancato da un frutto) che dice: VIA LEONVM R. V., ossia Via dei Leoni - Rione quinto. Infatti, il rione quinto era precisamente il rione delle piazze.
Fonte: Vita Veronese - 8/1953

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