Via Quattro Spade - Verona

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Via Quattro Spade

Verona / Italia
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Ecco un'altra delle più centrali e "vecchie" strade di Verona, che dal dopo guerra ha mutato sensibilmente d'aspetto. La modernità ha conquistato anche questa vitalissima arteria, che assolve principalmente la necessità di una diretta comunicazione fra Via Mazzini e Corso Porta Borsari.

Animata durante il giorno da intenso movimento pedonale e carrozzabile e fiancheggiata senza interruzione da negozi (alcuni dei quali veramente grandiosi), brilla di sera con le variopinte luci di numerose insegne, da far invidia alla vicina "regina viarum".

Ora vediamo, prima d'ogni altro accenno, se possiamo trovarvi ancora, nonostante le abbastanza gravi distruzioni sofferte dalla guerra, alcuni degli elementi che caratterizzavano il suo passato aspetto.

In angolo con Via Mazzini un restauro ben condotto ci ha conservato in buona parte il bellissimo Palazzo Da Lisca già Confalonieri, uno dei più felici esempi di palazzo rinascimentale del Quattrocento, ora sede della filiale della Banca di Roma. Il magnifico portale, il caratteristico atrio con scala gotica ed il pozzo artistico nel cortile, si offrono tuttora alla vista degli appassionati del bello.

Altre case del Rinascimento, restaurate, degne d'osservazione, troviamo ai numeri 8 e 10 e subito dopo, al numero 12, c'imbattiamo in un rozzo portone, normalmente chiuso. In passato questo portone serviva d'ingresso ad un ampio caratteristico cortile, forse d'uso pubblico, perché nel suo centro un gran pozzo forniva ottima acqua agli abitanti della contrada. Il pozzo, del diametro eccezionale di m. 3,29 ma privo d'ornamenti, esiste ancor oggi; ma una grossa bomba cadutavi dentro durante l'ultima guerra, ha spezzato in due la vera di marmo, originariamente di un sol blocco. Cosa meravigliosa se si pensa all'enorme masso che deve aver servito a scavarvi una corona circolare delle dimensioni accennate.

Oltrepassata Via Pellicciai, al numero 18 si trova il Palazzo Scolari, che pure soffri dalla guerra non lievi danni nel suo interno. Di sobria architettura secentesca, il gran portale dà l'ingresso ad un cortile, in fondo al quale sorge una barocca loggia marmorea, cui si accede da due brevi rampe di scale laterali.

Avanti l'ultima guerra, al di sopra di questa loggia si vedeva un bell'orologio sostenuto da putti che nell'insieme dello sfondo formava una visione assai pittoresca, della quale è da deplorarsi non sia rimasta un'immagine stampata fra le molte che si conservano della vecchia Verona. Tanto più sapendo che questo orologio ha servito per molti anni da riferimento topografico dell'edificio, giacché "palazzo dell'orologio" fu detto fino alla fine dell'Ottocento, nonostante esistesse dal principio del secolo la numerazione progressiva delle case.

Il palazzo ha importanza nella storia veronese essendo appartenuto ad Antonio Cagnoli, celebre matematico ed astronomo, ch'ebbe il merito d'impiantarvi un primo osservatorio astronomico.

Una lapide spezzata dalle bombe e rimessa sulla facciata, dice al passante:

IN QUESTA CASA IL 6 AGOSTO 1816
MORÌ D'ANNI 73 ANTONIO CAGNOLI
ILLUSTRE NELLE MATEMATICHE
E NELL'ASTRONOMIA CH'EGLI TRA I PRIMI
RESE POPOLARE COI SUOI SCRITTI


Di fronte al palazzo Scolari (già Zanobi o Zanobio), e precisamente al n. 19, fino alla fine della guerra (1945) stava un palazzo Della Torre, con imponente scalone marmoreo e stupenda facciata gotico-veneziana, parzialmente mantenuta nella ricostruzione che se ne fece per adattarvi il cinematografo veronese più lussuoso e moderno, detto del Corallo.

Il cinematografo ha occupato quasi tutta l'area del vasto cortile preesistente, al quale aveva posto mano anche il Palladio, e oggi rappresenta un elemento distintivo della moderna via, alla quale, col movimento degli spettatori e la brillante illuminazione esterna serale, conferisce una nota di vivacità che indubbiamente ne ha accresciuto l'importanza nel quadro centrale della vita cittadina.

Ed ora torniamo all'inizio della strada su Via Mazzini, dove proseguendo a sinistra troveremo il Vicolo cieco Agnello (l'agnello non c'è più essendo stata demolita la casa d'angolo su cui appariva) nel quale è ben visibile a destra, sopra la porta della casa segnata col n. 2 il vecchio numero civico progressivo 724 in lamiera metallica.

Segue il Vicolo Balena, toponimo che ricorda probabilmente l'esistenza in quel luogo di una fabbrica d'ossi di balena, che servivano a confezionare quegli antigienici busti femminili, entro i quali le nostre mamme usavano comprimere il più o meno voluminoso torace.

Ma il maggior interesse in questo punto della via è destato nel passante da un'antica quadrata torre di scuro laterizio, rinforzata verso la base da blocchi di pietra viva che forse appartennero all'Anfiteatro: ancora una delle molte torri che nell'alto medio evo esistevano in città e dal popolo veniva chiamata "el torazzo".

Di fronte alla Via Pellicciai è stata costruita una nuova comunicazione stradale (per sottopassaggio con la retrostante Via Catullo), per consentire ai veicoli provenienti da Piazza Erbe di raggiungere la Bra' senza portarsi sul Corso di Porta Borsari. Veramente, si era progettato di aprire in quel punto una vera e propria strada, come già esisteva nell'età romana in continuazione dell'odierna Pellicciai fino alle mura, ed era questa, certamente, la soluzione preferibile a quella in seguito adottata.

Tuttavia, Verona si è arricchita nel centro di una nuova interessante veduta prospettica stradale per chi - provenendo da Via Catullo - vede da più lontano la Via Pellicciai inquadrata nell'apertura del sottopassaggio.

Più avanti a sinistra, al n. 21, altra casa antica di stile rinascimento, nella quale si nota il curioso contrasto di due balconi chiaramente barocchi.

NOTA TOPONOMASTICA

Al tempo di Roma, Via Quattro Spade faceva parte del Cardo secondo ultrato. Nel medio evo stava fra le contrade di S. Tornio, San Marco, San Matteo con Cortine. Durante il periodo napoleonico fu compresa nel quinto rione.

Il toponimo attuale deriverebbe da un'insegna d'osteria che doveva esistervi già avanti la prima metà del settecento. In un proclama veneto per le osterie del 1755 è elencata un'osteria all'insegna "Torazzo alle Quattro Spade sui Pellissari" che doveva trovarsi all'interno della casa-torre di cui abbiamo detto. Ma qui le due parole: "Quattro Spade" hanno valore indicativo topografico, per precisare che si trattava del torrazzo sulla Via Quattro Spade, dato che altri torrazzi esistevano in città. Il toponimo quindi deve avere origine più antica, sempre riferendosi ad una locanda ivi esistente.
Fonte: Vita Veronese - 5-6/1953

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